Il dramma dell’attualità

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Geppy Gleijeses,attore, regista teatrale e produttore teatrale italiano. Ricordo un incontro con Edoardo De Filippo. Bisogna vivere mantenendo le radici nel passato, ma cercando di creare il futuro.  

di Michele Luongo

 

 

Geppy-Gleijeses-l'affarista-Mercadet
Geppy Gleijeses

Trento – Geppy Gleijeses, attore, regista, drammaturgo, una certezza del teatro italiano. Vincitore di numerosi premi, ha lavorato con i maggiori personaggi dello spettacolo e del teatro. Direttore e fondatore di importanti teatri come il Quirino di Roma, e il teatro Stabile della Calabria, in questi giorni si trova a Trento per rappresentare “L’affarista” (Mercadet l’affarista) di Honorè de Balzac.
Cosa ricorda dell’inizio della sua carriera artistica?
Ricordo un incontro con Edoardo, io avevo diciassette – diciassette anni e mezzo, Lui ne aveva settantadueanni, pensò che a un ragazzo come me fosse il caso di darle una chance. Io, non l’accolsi subito perché stavo studiando mi ero appena iscritto all’università. Però dopo mi è tornato prezioso, lo ringrazierò. Spesso si parla male di Edoardo, ma era un grande uomo.  

Qualcuno la indica come l’erede di Edoardo?
No. Mi sento un continuatore della sua opera in certi casi, quando faccio le sue commedie, questo spero di potere essere degno di questo. Bisogna vivere mantenendo le radici nel passato, ma cercando di creare il futuro.

Lei ha fondato il Teatro Stabile di Calabria, cosa significa nella realtà meridionale?
In Calabria abbiamo creato qualcosa, credo, di molto bello. Abbiamo anche un’altra che è sede a Rende. All’Auditorium, al Teatro dell’Università, appena inaugurato che un meraviglioso teatro. E’ stato ed è un lavoro molto bello. Ora vengo dalla Calabria, che ritengo anche la mia terra, quindi combatto e lavoro per essa, spero proprio che ci diano le infrastrutture non solo a noi del teatro, ma alla gente della Calabria, invece di parlare di ridicoli ponti dello stretto, di farci una autostrada  che consente dei servizi più umani o di darci dei treni che finalmente colleghino una città all’altra, invece siamo totalmente allo sbando da questo punto di vista. Speriamo in un futuro meglio.

“Non esistono più interessi perché non esiste più la famiglia, ma solo individui!”. Parole scritte da Honoré de Balzac, è il dramma dell’attualità?
E sì certamente. Sono parole attualissime, sono frasi importanti e vere. Oggi forse ancora più di allora.

Come si sente nelle vesti di  Mercadet?
Bene a mio agio, un po’grasso per me, perché è un po’ grassottello, infatti, ha una pancia posticcia, però mi ci trovo bene.

Prima di salire sul palco, di entrare in scena, quale è il suo pensiero?
Madonna, devo recitare altre due ore e mezza prima di andare a casa ah ah ah

Eduardo le disse: “Non vi dimenticate Pulcinella, Napoli ha bisogno di Pulcinella”.  Cosa voleva dire?
Vero. Edoardo voleva dire proprio quello. Non dimenticate la maschera. La forza della maschera di Pulcinella, è attualissimo. Io, ho interpretato la sua commedia in cui il protagonista era Pulcinella che si chiamava  il figlio di Pulcinella,  che lui aveva scritto con molto amore anche se non fu una commedia poi tra le sue più famose. Lui,  riteneva che lo spirito napoletano che è  insito nella maschera di Pulcinella con i suoi lati positivi e negativi dovesse rimanere nella memoria collettiva e vivere, comunque, nello spirito dei napoletani.

Che cos’è per  lei  il  Teatro?
La vita!

L’Ultima spettacolo che  lei ha visto?
Quello degli  Oblivion , al teatro “Quirinetta” a Roma. Gli Oblivion, sono degli straordinari cantanti attori che fanno della parodia  sull’attualità , molto divertenti.

L’ultimo libro che ha letto?
Sto leggendo  su Viviani “Dalla vita alle scene” che la storia della vita di Viviani .

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (13/01/2012)

 

 

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