La Dori ritorna sul palcoscenico d’Innsbruck

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La Dori ritorna sul palcoscenico d’Innsbruck, al Tiroler Landestheater. Una straordinaria storia di identità, complicazioni, travestimenti, rapimenti e vendita di schiavi, nel romantico arco dell’Amore.
di Michele Luongo 

La Dori ritorna sul palcoscenico d’InnsbruckLa Dori, ovvero “Lo schiavo reggio” di Pietro Antonio Cesti, su Libretto di Filippo Apolloni, opera che andò in scena per la prima mondiale alla Corte di Ferdinando Carlo ad Innsbruck nel 1657. Quindi un grande ritorno e un omaggio del Festival di Musica Antica di Innsbruck a Cesti, nel 350° anniversario della sua morte.

Sul palcoscenico Tiroler Landestheater di Innsbruck, sabato 24 agosto, la commedia tragicomica in tre atti, dell’aggrovigliata storia d’amore di “La Dori”. Regia di Stefano Vizioli, Orchestra Accademia Bizantina, direttore Ottavio Dantone, La storia è ambientata a Babilonia sulle rive dell’Eufrate, Dori, e sua sorella Arsinone sono figlie del re Archelao di Nicea. Dori, da bambina è fidanzata con Oronte, figlio del re di Persia come patto di amicizia tra i due re.

Nel frattempo, il re d’Egitto ha una figlia chiamata anch’essa Dori e un figlio, il principe Tolomeo. La dori egiziana viene accidentalmente uccisa, il suo tutore Arsete, fugge dall’Egitto e si unisce ai pirati. Quando i pirati attaccano il castello di re Archelao, Arsete, cattura La Dori, e ritorna in Egitto facendola passare per la Dori egiziana che era morta (a suo dire non era vero), quindi, la naturale principessa dell’Egitto.

Nel frattempo Oronte, figlio del re di Persia, ora giovane, è inviato dal padre in Egitto per essere avviato alle armi ed è accompagnato dal capo delle sue guardie, Erasto. In Egitto Oronte si innamora di “La Dori”. Quando il padre, morente, gli ricorda che non può sposare la principessa egiziana, perché è promesso già alla Dori Nicene di Archelao, che essendo scomparsa da anni e ritenuta morta, per cui dovrà sposare la figlia minore Arsinoe. Prima della sua morte, per assicurarsi che adempia al contratto di matrimonio, sottopone Oronte alla reggenza di Artaserse.

La Dori, temendo che Oronte non ritorni più dalla Persia, si traveste da ragazzo e assume il nome di Ali, viaggiando con Erasto, ma durante il viaggio i due se separano e non si trovano, si teme che Ali sia morto affogato. Ma così non è, catturato dai pirati viene venduto come schiavo ( è La Dori) proprio alla sua vera sorella Arsinoe.

Arsinoe e Ali, diventano amici intimi e viaggiano a Babilonia, dove dovrà sposare Oronte. Nel frattempo Tolomeo arriva a Babilonia alla ricerca di Dori, che crede essere sua sorella, e s’innamora follemente di Arsinoe, e per avvicinarsi a lei si traveste da donna, il suo nome è Celinda. 

Oronte viene deposto dal suo futuro trono per aver rifiutato di sposare Arsinoe, Ali  che tenta il suicidio, ma è salvato (a) da Dirce, domestica e infermiera di Oronte, e Golo, il suo servo buffone.

Sulle rive dell’Eufrate, una straordinaria storia di identità, complicazioni, travestimenti, rapimenti e vendita come schiavi, nell’arco dell’amore. E La Dori aveva con se ancora il suo contratto di matrimonio originale da Nicea. Artaserse lo scopre, e Arsete è costretto a spiegare tutta la verità e la vera identità. Così, La Dori e Orotne ora possono sposarsi, Arsinone accetta le avance di Tolomeo, tutti felice nell’arco dell’amore.

La Dori, certamente un opera non affatto facile sia da interpretare sia da mettere in scena, abilità e presenza scenica nel doppio personaggio con un complessità non facile da svolgere per Francesca Ascioti, mezzosoprano, nel ruolo di Ali e La Dori. Perfetto nel proprio ruolo Federico Sacchi, è Artaserse, come Rupert Enticknap, in Oronte, Bradley Smith, in Arsete, Emőke Baráth, in Tolomeo, e Pietro Di Bianco in Erasto.

Francesca Lombardi Mazzulli, è brava nella sua parte di Arsinoe, canto ricco e sicura presenza scenica. Una presenza e una interpretazione significativa quella di Alberto Allegrezza, nella parte di Dirce, domestica e infermiera Oronte, seguito da Rocco Cavalluzzi, nel personaggio Golo, servo e buffone, e Konstantin Derri, in Bagoa, un eunuco e guardiano di Seraglio a Babilonia, che sono riusciti a dare brio e felice ritmo all’opera.

Ottavio Dantone ha diretto con precisione l’ensemble Accademia Bizantina, una esecuzione pulita che ha sostenuto l’intera opera nei continui tormenti identitari e nei canti amorosi sottolineandone la musicale bellezza.

La scenografia di Pierluigi Vanelli, essenziale ed efficace. Belli e rappresentativi i costumi di Anna Maria Heinreich.

La Dori, una bella storia, un magnifico intreccio da palcoscenico, forse, con una voce narrante, fuori scena, soprattutto nel prologo, nelle prime scene, l’opera sprigionerebbe tutta la sua brillantezza.
(  https://www.altemusik.at/de   )

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (06/09/2019)

 

 

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