Operetta Une nuit à Venise di Strauss

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Operetta, Une nuit à Venise  di Johann Strauss, all’ Opéra de Lyon. Venezia è un festival di colori, di gioventù, di un’intricata trama di relazioni sentimentali e di giochi di potere
di Fabrizio Migliorati 

 

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Une nuit à Venise di Johann Strauss, all’ Opéra de Lyon.

Operetta buffa e poco conosciuta di Johann Strauss, Une nuit à Venise chiude un anno solare ricco di opere, riscoperte e grandi concerti dell’Opéra di Lione. L’estetica di Peter Langdal invade l’opera di Strauss con una proposta estremamente colorata, a metà strada tra l’op art, la commedia dell’arte e l’universo felliniano.

Concepita nel 1883 come opera buffa, Une nuit à Venise di Johann Strauss fu uno dei lavori maggiormente rappresentati durante la carriera del compositore viennese, divenendo, negli ultimi decenni, un’opera piuttosto rara sulle scene mondiali. Va dato merito a Serge Dorny, direttore dell’Opéra di Lione di aver proposto questa scelta coraggiosa che si allinea alla leggerezza tipica delle proposte di fino anno delle stagioni operistiche.

La storia si basa su imbrogli, infedeltà e giochi di potere, il tutto condensato in un testo che, nonostante la revisione di Erich Korngold e di Ernst Marischka del 1923, rimane ancora un poco confuso e i cui meccanismi non sono perfettamente funzionanti. L’intervento del regista Peter Langdal tocca anche la scrittura del libretto, con un adattamento moderno che permette all’opera di ottenere una fluidità in precedenza assente.

Operetta Une nuit à Venise di Strauss – Ciò che colpisce immediatamente, nella rappresentazione lionese è, senza ombra di dubbio, l’imponente rivisitazione estetica imposta dal regista danese: un vero e proprio attentato visivo che scompiglia ogni attesa inerente all’opera straussiana. La volontà di Langdal non è quella di accompagnare la partitura straussiana o quella di rimanere in linea con la storia delle rappresentazioni precedenti. Il regista vuole suscitare una reazione forte nello spettatore e, per giungere a questo suo fine, egli spinge tanto l’estetica quanto i cliché al loro limite. Siamo quindi di fronte ad un aut aut: o lo spettatore accetta in toto questa proposta, o la rifiuta in maniera netta. Ma è necessario notare che la chiave di lettura di un’operazione di questo genere è rappresentata dal sogno: Venezia sognante, immaginifica, che si trascende e che si palesa come luogo artistico onirico e transtemporale. Ecco che il ballo in maschera sembra diretto da Fellini, su sfondi di Vasarely il tutto immerso in un’atmosfera lisergica. Se si accetta il sogno, allora è necessario sognare.

Aperta da un’ouverture potente e in linea con i valzer viennesi (dove abbiamo potuto apprezzare la forza e la determinazione del giovane, e futuro direttore dell’orchestra dell’Opéra, Daniele Rustioni), la scena si apre nel palazzo del duca di Urbino (Lothar Odinius), dove il proprietario dei luoghi cerca di motivarsi a ritrovare la sua amata Venezia. Il solo pensiero di una breve avventura vissuta l’anno precedente con Barbara (Caroline MacPhie), la giovane moglie del senatore Delacqua (Piotr Micinski), sveglia l’impeto dongiovannesco del duca e dona il tono a tutto l’opera.

Venezia è un festival di colori, di gioventù, di un’intricata trama di relazioni sentimentali e di giochi di potere. Gli stereotipi veneziani trascendono loro stessi in una logica onirica e desirante, dove il rispetto della veridicità lascia il passo ad un viaggio lisergico. Ed ecco che l’amore infedele ma profondo tra il cuoco Pappacoda (Jeffrey Treganza) e la domestica Ciboletta (Jasmina Sakr), costituisce una sorta di scheletro dell’opera che terremota la storia per giungere ad un’inaspettata e proficua conclusione. A questo si aggiunge l’amore tra il barbiere Caramello (Matthias Klink) e la bella pescivendola Annina (Evelin Novak), quello tra Enrico (Bonko Karadjov) e Barbara, rispettivamente nipote e moglie del senatore Delacqua, il tutto attraversato dall’insaziabile fame del duca Giulio. Un’operetta a lieto fine che lascerà a bocca asciutta proprio il senatore, unica vittima degli intrighi e delle numerose avventure, mentre il duca, che ritroverà il proprio letto vuoto, non si scoraggerà dal fatto di aver visto le proprie chance svanire definitivamente, proprio perché Venezia gli appartiene e l’imbarazzo della scelta si ripeterà con una successiva “notte veneziana”.

La rappresentazione lionese non ha proposto grandi star della scena mondiale e nessun cantante ha preso il sopravvento sugli altri. Proprio in questo sta la forza della troupe d’Une nuit à Venise: la forza di un gruppo entusiasta, forte, collaborativo. Una gioia visiva ispirata da una troupe uniforme e partecipativa.

Operetta, “Une nuit à Venise” di Johann Strauss, libretto Friedrich Zell e Richard Genée, 1883, direzione musicale Daniele Rustioni, regia e riscrittura del testo Peter Langdal, orchestra e cori dell’Opéra de Lyon. Nuova produzione dell’Opéra de Lyon in coproduzione con l’Opera di Graz con il patrocinio della Royal Opera House di Muscat  –

Lo spettacolo è andato in scena: è andato in scena all’ Opéra de Lyon, Place de la Comédie – Lione, venerdì 23, martedì 27 e giovedì 29 dicembre 2016 ore 20.00, domenica primo gennaio 2017 ore 16.00.   Fonte articolo http://teatro.persinsala.it/un-sogno-lisergico-e-danzante/35036 (  www.opera-lyon.com  )   

 

  di Fabrizio Migliorati
    (02/01/2017)

 

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