Rava, un romanzo del jazz

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Enrico Rava a 74 anni ci regala un romanzo di jazz con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino. Un crescendo con estensioni musicali.
di Michele Luongo

Rava, un romanzo del jazzTorino – << Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare» dal romanzo di Jack Kerouac, On the Road, scritto nel 1951, che presto divenne un manifesto per la Beat Generation.

Sulla strada, un percorso che impreziosisce la vita, un punto per partire e andare, lontano. Il trombettista Enrico Rava ne ha fatto di strada, e come lui afferma
«Sono contemporaneo di tutto» ha saputo, appunto, guardare lontano, lasciando gli egoismi, l’invidia, anzi, mescolando e fondendo le sinergie musicali ha arricchito il mondo del jazz.

Cosi come il concerto “Rava On The Road” che venerdì 26, sul palco di Piazza Castello, Enrico Rava il quintetto e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, ha inaugurato la seconda edizione del Torino Jazz, in omaggio a Kerouac e alla Beat Generation. Con Rava, Roberto Cecchetto alla chitarra, Stefano Senni al contrabbasso, Zeno De Rossi alla batteria, e Giovanni Guidi al pianoforte, dirige Paolo Silvestri.

Anche se piove, la piazza è gremita ed è avvolta dalla melodia dell’Orchestra che interagisce, dialoga con il Quintet, regalando limpidi passaggi ora con il contrabbasso ora con il pianista, e il linguaggio della tromba di Rava ci giunge come una carezza.

La scrittura lascia poco spazio all’improvvisazione, il concerto va delineandosi soft, sembra vivere un racconto, un film, i musicisti sono straordinari, non è facile, ma è una bellissima sinergia sonora, che va in crescendo con estensioni musicali quasi idilliache. Ottimo il collegamento e gli assoli del pianista Giovanni Guidi, come del contrabbassista Stefano Senni.

E’ un affresco di jazz sinfonico, sottigliezze armoniche per leggere tessiture strumentali, a 74 anni Enrico Rava, un’evoluzione musicale inconfondibile, con la sua Tromba ci regala un delicato romanzo di jazz.
Il pubblico nonostante gli ombrelli fa sentire il proprio applauso sottolineando il valore del progetto musicale.
A fine concerto alla nostra domanda se fosse soddisfatto: << Sono felice, orchestra straordinaria>>.

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (30/04/2013)

 

 

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