Condanne generalizzate avvelenano la nostra civiltà.

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Condanne generalizzate avvelenano la nostra civiltà. Si riuniscano i capi di Stato e di governo, subito. Affermino che l’ideologia del fondamentalismo islamico è il nemico da vincere.
di Davide Giacalone

Condanne-consiglio-europeoCondanne. Due governi di bastardi cristiani li abbiamo fatti fuori noi. Bisogna leggere le cose anche in questo modo, se si vuole conservare memoria del perché le democrazie occidentali saranno criticabili finché si vuole, ma restano sistemi di superiore civiltà.
A lungo non ci siamo mossi, assistendo ai massacri fatti dal governo della Serbia e dai serbi della Bosnia. La loro pulizia etnica e lo sterminio dei musulmani. Ci abbiamo anche fatto affari, noi italiani, comprando Telekom Serbia (per poi rivenderla, dopo la fine della guerra, con enormi perdite economiche, che furono poca cosa rispetto alla perdita della faccia). L’Onu era imbambolata, con il sovrappiù della vigliaccata dei caschi blu, che, guidati da un fellone olandese, abbandonarono la popolazione civile di Srebrenica nelle mani dei carnefici.
L’iniziativa, finalmente, fu presa dagli Stati Uniti e condotta sotto le bandiere della Nato. Noi partecipammo, cosa di cui dovremmo essere memori e orgogliosi. Così i governanti cristiano ortodossi, bastardi sterminatori d’inermi, furono sconfitti e deposti. Chiedendo scusa per il brutale riassunto, trovo incredibile che non lo si ricordi in questo modo. Trovo pazzesco che non lo si contrapponga alla propaganda da straccioni intellettuali e da vermi morali del fondamentalismo islamista. Quelli che loro chiamano “crociati”, approfittando di una storia studiata manco sui fumetti, furono quelli che alzarono in volo i loro aerei da guerra per difendere la popolazione mussulmana e azzerare una pretesa inaccettabile, avanzata in nome della cristianità.

Governanti e capi militari che sopravvissero non li sgozzammo, ma li abbiamo catturati e processati. E’ questa la giusta condotta di una civiltà superiore. Radovan Karadzic morirà in cella. Nutrito e accudito, ma in cella. Slobodan Milosevic lo ha preceduto, subendo la stessa sorte. Non abbiamo risolto i problemi del mondo, non abbiamo “esportato la democrazia”, come ripetono a pappagallo tanti beoti nostrani, ma abbiamo fatto la cosa giusta, fermato dei criminali, cancellato i loro governi e trascinato in un tribunale internazionale i responsabili di quella pagina orrenda. Dovremmo esserne fieri, invece sembriamo incapaci di leggere la storia in questo modo.

Lo facessimo, investissimo politicamente sulle nostre giuste azioni, avremmo anche la forza di affrontare con risolutezza e lucidità la sfida terroristica portata al nostro interno. Il vertice europeo dei ministri degli interni, conclusosi con l’ennesimo elenco d’intenzioni scialbe, mostra non solo l’incapacità governante, ma anche quella di cogliere gli umori dell’opinione pubblica europea, accarezzandone e accrescendone le paure. Noi che abbiamo annientato cristiani intenti a sterminare musulmani non possiamo accettare che i problemi della sicurezza siano declinati secondo l’assurdità dei conflitti religiosi, ma abbiamo le carte in regola per chiedere a ciascuno, musulmani europei in testa, di non concedere nulla all’omertà. L’omertà crea connivenza, la connivenza porta a condanne generalizzate, le condanne generalizzate avvelenano la nostra civiltà. Per spezzare questa catena, però, non occorrono disegnini o poesie, ma scelte.

Si riuniscano i capi di Stato e di governo, subito. Affermino che l’ideologia del fondamentalismo islamico è il nemico da vincere. A tutela nostra e dei cittadini di fede islamica, che a quell’ideologia sono estranei. Mettano in campo una forza e una giurisdizione comune alle frontiere. Investano soldi, anche in deficit, meglio ancora creando debito europeo, per la difesa delle sole frontiere realmente tali, quelle che comprendono l’intera Unione europea. Facciano sentire ai cittadini europei che la civiltà della libertà non tollera chi pensa di abbatterla. Mostrino la determinazione fin qui mancata. Solo in quel modo il 22 marzo sarà parte di una storia capace di crescere nel futuro. Altrimenti sarà solo una tappa del passato, verso un disfacimento politico che prima di perdere si è perso.  (  www.davidegiacalone.it  )

 

   di Davide Giacalone
      (29/03/2016

 

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