Macerie, speculazioni sul dolore

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Macerie, speculazioni sul dolore. La rabbia d’ogni cittadino onesto di questo Paese, che si vede ogni giorno calpestare dall’arroganza.
di Michele Luongo

 

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Amatrice, prima e dopo l’evento sismico

Macerie, speculazioni. La tragedia di un evento sismico sconfina oltre ogni dolore per la sua immane penetrazione nell’intimo di una persona. Purtroppo la storia non ci insegna molto, terremoti del Belice, dell’Irpinia, del Friuli, L’Aquila per citarne alcuni, con i grovigli delle infinite polemiche ed episodi dai meschini sciacallaggii agli avvoltoi delle parole imperano senza alcun rispetto del dolore. Senza parlare delle sfilate dei politici che debordano d’ipocrisia sui luoghi disastrati.

Là, sul posto, le famiglie vivono la disperazione e nell’immediatezza ricevono mille attenzioni, poi, però, lentamente, tutto sfuma e gli interessi economici travolgono ogni valore morale, e nella freddezza di questa logica già ieri sera ( nella trasmissione di Porta a Porta ) il primo scontro sull’opportunità di dichiarazioni di valore economico. Non ha più alcuna importanza il colore politico, la scena si ripete da decenni in decenni da eventi ad eventi di tragedia.

Ma chi trae profitto sulle disgrazie del dolore non merita alcun aggettivo. Così, mi fa tanta rabbia vedere una scuola “antisismica” sbriciolarsi come una qualsiasi vecchia abitazione. Non ci sono parole e ci si chiede solo perché non s’interviene in modo deciso e concreto di fronte alla tangibile prova dell’evidente danno ( si dovrebbero conoscere nome e cognomi ? ).  Polemica? No, è la rabbia d’ogni cittadino onesto di questo Paese, che si vede ogni giorno calpestare dall’arroganza. 

Bisogna essere vicino in modo concreto alla famiglia del disastro sismico fino alla loro completa sistemazione. Senza speculazioni, è qui che una seria politica fa la differenza! Piano preciso, programmato che porti senza indugio alla realizzazione delle abitazioni e al ritorno di una “normalità” di vita di quelle famiglie.

Macerie, speculazioni, quei numeri con i “conti” che non tornano mai. Ma, riprendendo una frase già coniata  “Stiamo sereni”, negli ultimi quarant’anni abbiamo politici molto bravi, parlano, parlano, parlano…

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (27/08/2016)

 

 

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