Manca lo choc. La sferzata

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Perché le imprese non assumono. Bisogna essere onesti: sul lavoro il jobs act è utile. Ma allora perché la disoccupazione cresce, le imprese non assumono e aumenta la quota degli italiani che il lavoro neanche lo cercano?
di Nicola Porro

 

lavoroOps abbiamo un problema, le imprese non assumono. E dunque la disoccupazione cresce. Il governo si è mosso tra luci e ombre. Bene o male ha restituito ai privati quasi dieci miliardi di euro (con il bonus degli 80 euro) . Poi, a partire dal 7 marzo, ha cancellato l’articolo 18 con il jobs act. Dall’inizio dell’anno ha dato un forte sgravio contributivo a chi assume a tempo indeterminato, mettendo sul piatto altri due miliardi. Da un’altra prospettiva i segnali provenienti dall’esecutivo vanno invece in un senso diametralmente opposto e cioè rispolverano una certa cultura anti impresa: con l’inasprimento della legge del falso in bilancio, di nuovo esteso anche alle microimprese, e con la rimodulazione dei reati ambientali per il quale il trattamento di un rifiuto mette sullo stesso piano una bottega del barbiere e l’Eni. L’arbitrio della burocrazia (compresa quella giudiziaria) rischia di passare dalle interpretazioni in materia di lavoro, a quelle in temi di bilancio e ambiente. Non è detto che lo scambio, per le imprese, sia conveniente.

Detto questo, bisogna essere onesti: sul lavoro il jobs act è utile. Ma allora perché la disoccupazione cresce, le imprese non assumono e, come ha scritto bene ieri (02.04.2015) Francesco Forte, aumenta la quota degli italiani che il lavoro neanche lo cercano? Semplice Watson: con una fune si può frenare un cavallo, ma non spingere. Per farla semplice se gli italiani non consumano, la ripresa dell’occupazione ce la sogniamo.

Il problema è entrare nella testa di chi deve assumere. Bastava sentire venerdì scorso lo scetticismo sulla ripresa da parte presidente della Confindustria nel convegno organizzato dai piccoli e medi industriali, per capire che qualcosa non andava. Defiscalizzazioni e nuove regole sul lavoro, servono. Potevano essere fatte meglio. Ma la politica economica, soprattutto in termini liberali, è anche l’arte di accontentarsi.

Purtroppo ciò che manca è lo choc. La sferzata. Che in Italia vuol dire solo una cosa: una generale e diffusa defiscalizzazione. Abbiamo distrutto la ricchezza con le tasse sugli immobili, continuiamo ad avere imposte sui redditi elevatissime, abbiamo aumentato quelle sulle rendite e abbiamo una tassa occulta sulla burocrazia da castello di Kafka.

Per far riprendere il cavallo, bisogna dargli una botta di adrenalina. Come quella di pulp fiction: una siringata nel cuore.

Non ci sarà mai un imprenditore che assumerà un nuovo collaboratore pur sapendo che potrà licenziarlo e pur mettendo in bilancio uno sconto sui contributi di 8mila euro l’anno, se non avrà la ragionevole speranza di aver un mercato dove poter vendere i propri prodotti e servizi. ( www.ilgiornale.it )

 

  di Nicola Porro
  (07/04/2015)

 

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