Matrimonio gay, tutto un giro di parole per l’ipocrisia

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Matrimonio gay, quanta ipocrisia su una riforma che non serve.  Conosco coppie di omosessuali che convivono pacificamente e che non si sognerebbero mai di regolare in tal modo il loro rapporto, o addirittura di sposarsi, avendolo già regolato, grazie alla legislazione vigente, e/o con intese bilaterali. 
di Piero Ostellino

 

matrimonio-gayMatrimonio gay. Mentre nel nostro Stato post-fascista e presovietico – ci sono decine di diritti umani disattesi dalla legislazione pubblica, il Parlamento, invece di porvi rimedio, perde tempo a trovare una forma giuridica che disciplini le unioni civili fra individui dello stesso sesso (che è, poi, la formula ipocrita con la quale la politica, quando non sa come cavarsela, utilizza un sinonimo per non usare il termine autentico nella circostanza matrimonio sarebbe troppo impegnativo). 

A che servano, poi, le unioni civili se non a produrre consenso a chi le ha proposte è difficile dire. Conosco coppie di omosessuali che convivono pacificamente e che non si sognerebbero mai di regolare in tal modo il loro rapporto, o addirittura di sposarsi, avendolo già regolato, grazie alla legislazione vigente, e/o con intese bilaterali. Che si sentisse la necessità di creare l’istituto giuridico delle unioni civili sarebbe difficile sostenerlo anche da parte di chi è omosessuale, e ciò non tanto per ragioni morali, che restano indiscutibili, e neppure per ragioni giuridiche, bensì, diciamo così, per ragioni di costume. Conosco coppie di omosessuali che non ne hanno mai avvertito l’esigenza e che, tanto meno pensano di sposarsi… convinte, come sono, che il matrimonio sia storicamente l’unione fra un maschio e una femmina…E, allora, che dire?

Matrimonio gay. Personalmente, penso che ognuno abbia il diritto di fare ciò che più gli piace, tenuto anche conto che una legislazione, in proposito, esiste già e nessuno se ne lamenta. Conosco coppie di omosessuali che convivono pacificamente e felicemente sotto la legislazione vigente e che non si sognerebbero mai di sposarsi facendo ridicolmente il verso al matrimonio fra individui di sesso diverso. Non ne faccio una questione morale o sociale, ci mancherebbe! anche se la famiglia è sociologicamente il primo nucleo attorno al quale, notoriamente, si è costituita la società civile… Ne faccio solo una questione di senso comune nella convinzione che, dopo tutto, ciascuno ha il diritto di fare ciò che più gli piace, senza che altri ci metta il naso…. La politica, che specula sui sentimenti del prossimo per guadagnare consensi, mi fa francamente schifo… E questo delle unioni civili a me pare ne sia è il caso… Si è usato il sinonimo di unione civile per non usare quello, più impegnativo, di matrimonio, anche se ci sono non pochi omosessuali che si sposerebbero e, quel che è esteticamente peggio, con lo stesso rito e le stesse procedure, di quello fra individui di sesso differente…

Una cosa è certa: continuerò ad avere gli stessi rapporti di amicizia e di affetto nei confronti dei miei amici omosessuali, accoppiati o no che siano, anche se non aderiranno all’unione civile e non la celebreranno… cosa di cui, del resto, per parte loro, non mostrano affatto di avvertirne l’urgenza… Faccio pertanto, i miei sinceri auguri a quelli che vi aderiranno e celebreranno un’unione civile, anche se, in tal caso, sarebbe pleonastico aggiungervi il rituale «e figli maschi»… Non ne avranno per la contraddizione che non o consente – e neppure, credo, ne adotteranno (altro problema di cui si discute in questi giorni). Continuerò a frequentarli come prima… ( www.ilgiornale.it/ )

 

 di Pietro Ostellino
   (15/02/2016

 

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