Meno elettori, meno eletti

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Oltre a  preoccuparsi della produttività dei lavoratori del pubblico impiego, quindi, sarebbe bene che  si guardasse  a quella dei molti dipendenti delle società partecipate dagli enti pubblici. Meno elettori, meno eletti, in un rapporto di proporzionalità.
di Giovanna Giugni

 

 

elettoriNell’ottobre dello scorso anno, il consigliere di Stato Oberdan Forlenza scriveva, sulle pagine del Corriere della Sera quanto sia pericoloso togliere dignità ai dipendenti pubblici. 
La sanità, la sicurezza, l’istruzione, la giustizia sono assicurati da persone che garantiscono, attraverso il loro operato, servizi imparziali e sottoposti alle regole dello stato di diritto.
Pur nelle difficoltà di una pubblica amministrazione perennemente a corto di mezzi, la maggioranza di coloro che vi lavorano opera con diligenza e orgoglio.
Sono consapevole che si potrebbe fare meglio, ma se è vero che il 10,91% dei contribuenti paga il 51,2%di tutta l’IRPEF e che i dipendenti (privati, ma anche pubblici e senza possibilità di evasione alcuna!) hanno una ritenuta fiscale alla fonte per il pagamento delle imposte, è possibile ipotizzare che siano i dipendenti a fornire gran parte del gettito che serve al funzionamento di sanità, sicurezza,scuola, giustizia, trasporti e molto altro. Anche i tanto vituperati dipendenti pubblici che,in questi anni di difficoltà, hanno sopportato il blocco delle retribuzioni e l’innalzamento dell’età pensionabile. Oltre ad un astio sgradevole e immeritato.

Oltre a  preoccuparsi della produttività dei lavoratori del pubblico impiego, quindi, sarebbe bene che  i vertici provinciali guardassero a quella dei molti dipendenti delle società partecipate dagli enti pubblici in Trentino. Dipendenti anch’essi, ma per loro nessun blocco contrattuale, nessun concorso o selezione pubblica per l’assunzione, nessun discredito sociale.
Eppure è proprio sulle società partecipate che la Corte dei Conti ha recentemente espresso più di una perplessità.

I responsabili politici della fallimentare situazione economica – locale  e nazionale – potrebbero poi pensare, in nome della produttività cui tanto aspirano, di ridurre il  numero  e le  indennità indicizzate dei componenti di consigli e commissioni sempre meno rappresentativi. Meno elettori, meno eletti, in un rapporto di proporzionalità. Si libererebbero risorse da destinare ad attività certo immediatamente più utili.

La sentenza della Corte Costituzionale non consente scelte discrezionali, ma obbliga, avendo con prudenza evitato l’irretroattività, ad una contrattazione volta a  far recuperare potere d’acquisto per una categoria di lavoratori ( in Italia pari a circa il 5,7%, molto meno che in Polonia, Svezia, Lettonia e Belgio, per restare nell’ambito nord europeo) che con i  propri consumi può contribuire a rimettere in moto una domanda ancora troppo timida

Nessun automatismo, ma nessuna imposizione di maggiore produttività. L’equità non può essere sottoposta a ricatti, neppure nel principato vescovile di Trento.

 

    di Giovanna Giugni
Trentino Punto a Capo
     ( 30/06/2015 )

 

 

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