Petrolio, ambiente, referendum, spesa

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Petrolio, ambiente, referendum, spesa. Referendum del 17 aprile: ma di che stiamo parlando? Le immissioni di CO2 nell’atmosfera, che causano il riscaldamento globale, avvengono con la combustione delle fonti fossili. Ci sarà soltanto una spesa di oltre 300 milioni di euro.
di Michele Zarrella

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Mappa piattaforme in Italia

Petrolio, ambiente, referendum, spesa. Con la legge di stabilità 2016 gli impianti situati entro le 12 miglia potranno estrarre petrolio e gas fino alla fine del giacimento. Il contratto prevedeva una fine della concessione dopo trenta anni prorogabile di dieci o cinque anni fino a un massimo di 20. Su questo punto gli italiani dovranno decidere nel prossimo referendum del 17 aprile. Ma di quali impianti stiamo parlando, come sono fatti e cosa estraggono? 
Nel nostro mare, soprattutto fra Rimini e Ravenna, oggi ci sono 135 piattaforme di impianti che estraggono soprattutto metano e, in misura minore, petrolio. Di queste solo 92 si trovano entro le 12 miglia dalla costa, cioè circa 20km. Ed è solo sul destino di queste ultime che gli italiani potranno decidere. L’estrazioni rappresentano il 27% del gas e il 9% del petrolio estratti in Italia e coprono rispettivamente circa il 3% e l’1% del fabbisogno nazionale di energia.

Poiché il governo Monti stabilì che non si possono più dare concessioni entro 12 miglia dalla costa questi impianti dovevano essere dismessi alla loro naturale scadenza. Il governo Renzi nella legge di stabilità 2016, ha pensato sì di non autorizzare altre estrazioni entro le 12 miglia, ma di autorizzare lo sfruttamento di questi giacimenti esistenti anche oltre la data contrattuale di scadenza e fino all’estrazione dell’ultimo barile di petrolio o metro cubo di gas. Nelle motivazioni di questa scelta si dice che lo si fa “per la salvaguardia dell’ambiente”. 
Il Ministro dell’ambiente è orgoglioso di tale motivazione e pertanto, oggi, invita a disertare le urne. Ma quando è andato a Parigi quattro mesi fa è stato altrettanto orgoglioso di firmare l’accordo che impegna il nostro Paese a contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C entro fine secolo per “salvaguardare l’ambiente”. Delle due una. Se vogliamo salvaguardare l’ambiente lo dobbiamo fare sia a Parigi, sia in Italia che nel mondo. E c’è un solo modo per farlo: abbandonare le fonti fossili.

Petrolio, ambiente, referendum, spesa.  Le immissioni di CO2 nell’atmosfera, che causano il riscaldamento globale, avvengono con la combustione delle fonti fossili. Allora vogliamo essere coerenti e “salvaguardare l’ambiente” sia a Parigi, sia in Italia che nel mondo?
Non abbiamo più bisogno di appelli di scienziati o di uomini di chiesa; ce lo dicono i forti campanelli di allarme che già da qualche decennio sta lanciando il clima. Basta combustione di fonti fossili in tutto il pianeta. Questo è il forte e coerente messaggio che il referendum potrà inviare ai nostri governanti e a tutto il mondo.

Se al referendum si raggiungerà il quorum e vince il SI le piattaforme dovranno essere smantellate alla naturale scadenza del contratto. Se non si raggiungerà il quorum, il referendum non avrà alcun valore e nulla cambierà rispetto a quanto previsto nella legge di stabilità 2016.
Ci sarà soltanto una spesa di oltre 300 milioni di euro.

Per evitare tale spesa alcune associazioni, fra cui Greenpeace,  avevano chiesto al governo di accorpare il referendum alle comunali che si terranno fra circa un mese e mezzo ma il governo non l’ha accettata. Come mai non ha accettato una così logica proposta? Ma è chiaro: “per la salvaguardia dell’ambiente”. 

 

 di Michele Zarrella
    (04/04/2016)

 

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