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Senza riforme meglio andare al voto


Con la scusa della crisi abbiamo subito l’imposizione di due governi: Monti e Letta. Il primo, addirittura, ancor prima era nominato senatore a vita e il secondo da un’inspiegabile e ingiustificabile azione della sinistra nel non sapere assumere dopo le elezioni, la leadership del Paese.
di Michele Luongo

Senza riforme meglio andare al votoTrento – Siamo in uno scenario di vera e propria commedia popolana, dove alla presenza di una persistente crisi e l’urgenza delle riforme per un rinnovamento strutturale del Paese, abbiamo un pollaio di onorevoli che sguazzano nei privilegi. Di fatti, senza alcuna trasparenza e controllo della loro spesa, vedesi finanziamento ai partiti ( ne abbiamo sentite e lette di tutte perfino di lecca lecca ) la sola soluzione che sanno trovare è quella di mettere nuove tasse, senza ridurre il debito pubblico che anzi è aumentato, e nemmeno si sognano di eliminare quei privilegi e questo lascia pensare di quanto stia loro a cuore la sorte dell’Italia.
Con la scusa della crisi abbiamo subito l’imposizione di due governi quello di Mario Monti e di Enrico Letta. Il primo, addirittura, ancor prima era nominato senatore a vita ( è un circuito troppo vizioso che si ripete di volta in volta ) e il secondo da un’inspiegabile e ingiustificabile azione della sinistra nel non sapere assumere dopo le elezioni, la leadership del Paese. Anzi nell’assoluto panico della palude si rieleggeva Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ( che, probabilmente, non poteva nemmeno essere rieletto ) . Quindi, anche il governo di Enrico Letta, persona , a mio avviso, degnissima e sicuramente la migliore espressione che in quel momento potesse dare la sinistra, era pressoché imposto dal Presidente Napolitano.
Mi soffermo per rilevare che più volte ho scritto la parola“sinistra”, naturalmente è voluta, perché è bene specificare che in tutti questi anni dal vecchio partito comunista, la sinistra ha sempre camuffato il proprio rinnovamento, cambiando nomi e bandiere, lasciando inalterato l’anima dell’apparato, qui probabilmente è il suo errore-peccato originale che di fatto fa zoppicare il partito democratico.
Non ci sono dubbi che quello di Letta è un governo di larghe intese, anzi direi un governo storico, poiché i due partiti maggiori e contrapposti, il Pd e il Pdl, concorrono a sostenerlo, proprio nella funzione della particolarità dello scenario e della necessità cui si trova il Paese. Fra non molto saranno già sei mesi per il governo Letta e di riforme reali ( tanto meno quello che l’ha preceduto) non se ne vedano. Anzi più trascorre il tempo e più ci si rende conto che ancora una volta il popolo italiano è stato preso in giro. In assenza delle necessarie riforme e di tempi certi, per le quali è nato questo governo, non c’è altra strada che andare alle elezioni, direi di più, dovrebbe dimettersi lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, governo da lui fortemente voluto.
Berlusconi? Oramai è un nome che fa comodo, in ogni verso, a tutta la politica italiana.
Pertanto alle solite scuse ( presto sentiremo parlare del semestre italiano) e all’evidente pochezza parlamentare cui sembra avere a cuore solo la tutela dei propri privilegi ( mica li eliminano o vi rinunciano), c’è una sola risposta, forte e decisa, come quella per cui è nato questo governo, cioè nominare un’Assembla Costituente ( non la storiella dei saggi ), sei mesi, riforme reali e concrete. Approvazione e nuove elezioni.
Per il resto siamo alla presenza di chiacchiere e prese per i fondelli dei cittadini, per cui questo governo non ha senso che vada avanti, meglio andare al voto, che a governare ci sia almeno un governo espresso dal popolo. Altrimenti, già, come il solito, continuiamo a sguazzare nella palude.

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (11/09/2013)

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