WDG a VicenzaOro con tante novità

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World Diamond Group fa il pieno di novità a VicenzaOro. WDG è diventato un brand, con le sue prime 4 collezioni (“Icon”, “Cube”, “Ariel”, “Irit”) dallo stile classico, ma distintivo e democratico.

di Gianluca Bolelli

 

WDG a VicenzaOro con tante novità
World Diamond Group

WDG a VicenzaOro con tante novità. Il gruppo vicentino, che dal 1987 è specializzato nell’ideazione, creazione, produzione e distribuzione di gioielli preziosi in oro e diamanti naturali, continua la propria crescita e diversificazione. Lo avevamo visto diventare un anno fa il licenziatario esclusivo per l’Italia del selettivissimo marchio di diamanti Forevermark (solo l’1% dei diamanti mondiali viene promosso a pietra preziosa degna di esibire questa griffe), che fa parte del gruppo De Beers. Oggi lo ritroviamo con ben 8 marchi in portafoglio, ognuno dei quali con un’identità ben definita

“Innanzitutto c’è proprio World Diamond Group (WDG), il nostro brand principale, che comprende gli “affiliati” Dluce, Damelise e Forevermark, poi abbiamo distinto dall’attività l’etichetta XDiamond e in settembre abbiamo comprato lo svizzero Golay, che ha portato con sé i marchi Mikiko e Nihama”, ci racconta l’AD di World Diamond Group, il dinamico Giuliano Castrenze.

L’azienda nasce dal mondo dei diamanti, occupandosi di servire l’industria produttiva italiana della gioielleria. “Nel 2009 abbiamo deciso di cambiare pelle diventando marca, e invece che vendere ai fabbricanti siamo andati direttamente dai gioiellieri con un metodo diverso rispetto ai marchi italiani. Abbiamo operato partendo dal nostro know-how sui diamanti, fornendo dei certificati internazionali legati al nostro gioiello prodotto in Italia, puntando sulla maggiore trasparenza possibile”, racconta. “Da sempre i nostri gioielli con diamanti naturali sono certificati da GIA, IGI, HRD e IIDGR De Beers, ma da gennaio 2020 siamo i primi al mondo ad essere diventati esclusivisti della nuova certificazione internazionale di “Rapaport”, che ammette dei nuovi parametri, con un progetto di co-branding che certifica la nostra gioielleria con diamanti, da Piqué a IF (cioè dal più basso al più alto grado di purezza dei diamanti, ndr.)”.

Lo scorso settembre, WDG ha acquistato il marchio svizzero di perle Golay coi suoi brand Nihama e Mikiko, che vantano 30 anni di storia. “Nel 1980 era quotato alla borsa elvetica e faceva ben 150 milioni di euro odierni di fatturato, per poi scomparire progressivamente dopo alterne fortune soffocato dai debiti. Per gli operatori del settore era considerato di grande prestigio, il leader mondiale delle perle coltivate”, indica Giuliano Castrenze. Nella primavera del 2020 Golay (intanto trasformato in S.r.l.) trasferirà la propria sede nell’edificio che già ospita WDG, mentre nel 2021 prenderà forma WDG Holding, preannuncia l’AD.

Sempre a settembre, World Diamond Group aveva fatto partire la start-up XDiamond, che produce diamanti da laboratorio. “La nostra idea è di unire il diamante da laboratorio con le perle coltivate, ovvero i nostri due prodotti che imitano la natura, per realizzare un brand entry level del gioiello”, rivela l’Amministratore Delegato. L’azienda vicentina, posizionata nel livello medio-alto del mercato, vuole così completare tutte le fasce prezzi da offrire ai consumatori.

Lo stesso WDG è diventato un brand, con le sue prime 4 collezioni (“Icon”, “Cube”, “Ariel”, “Irit”) dallo stile classico, ma distintivo e democratico. “Diventerà alleato-partner dei migliori gioiellieri italiani e non gli farà ombra”, sostiene Castrenze. “In questo gennaio 2020 abbiamo per esempio lanciato una collezione con diamanti Fancy rosa e gialli per questo brand, che costano dai 100.000 euro in su”.

La società vanta 1.000 clienti in Italia con i marchi World Diamond Group, Nihama, Mikiko, Golay, Dluce e Damelise. Solo WDG ha 450 clienti, un’ottantina sono shop-in-shop dei brand World Diamond Group o Dluce. Tra queste etichette è Nihama la realtà entry level, mentre WDG e Forevermark sono i brand dal posizionamento più alto.

La società ha chiuso il 2019 su un fatturato di 18 milioni di euro (1 milione in più del 2018), ma Castrenze pensa di superare i 20 milioni nel 2020. L’estero oggi vale il 30% del giro d’affari, perciò la società punta ad arrivare al 50%/50% tra due anni, “nell’intento di raggiungere presto i 30-40 milioni di euro di volume d’affari”, afferma l’AD. La società è presente in una trentina di mercati, e dopo l’Italia è l’Europa in generale il secondo mercato.
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  di  Gianluca Bolelli
   (22/01/2020)

 

 

 

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