Langue il turismo non c’è domanda

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Langue il turismo non c’è domanda. Sos a Venezia, il St Regis chiude per un anno. Il dato più preoccupante è il numero crescente di annunci online che propongono l’acquisto di strutture ricettive a Venezia e sulla terraferma.
Redazione 

Langue il turismo non c’è domandaLangue il turismo a Venezia, soprattutto nel centro storico. La destinazione che tutto il mondo conosce e ci invidia, tanto da essere stata ricostruita in miniatura in un hotel di Las Vegas, sta pagando a caro prezzo le conseguenze della pandemia e la mancanza dei flussi turistici internazionali. Alcune strutture ricettive a Venezia hanno coraggiosamente riaperto, ma da quanto si legge su Il Gazzettino mancano le prenotazioni, soprattutto per agosto. Gli hotel restano vuoti, in un periodo in cui in tempi pre-Covid il problema per Venezia era semmai l’overtourism. Le tariffe sono ai minimi storici. Si vocifera addirittura di alcuni 4 stelle che svendono le camere a 60 euro.

Emblematico di quanto sia critica la situazione turistica per la città, la decisione del St Regis – luxury hotel che fa capo a Marriott – di chiudere i battenti per un anno, lasciando a casa 120 dipendenti. Sono molte le insegne dell’ospitalità a Venezia che hanno preferito rimanere spente, alcune addirittura fino al prossimo aprile. Perlopiù per la mancanza di turisti alto spendenti (quelli che puntano su strutture economiche di norma si fermano a Mestre e dintorni), ma anche scoraggiati dalla complessità dei protocolli post Covid o per la paura di contagi. Un dramma che si riflette su tutta l’economia della città, sull’indotto e soprattutto sull’occupazione. Ad agosto scade la cassa integrazione, si parla di una proroga di altri 18 mesi ma ancora non ci sono certezze.

“Non c’è domanda, ci sono state tante cancellazioni sulle prenotazioni esistenti e le linee aeree sono bloccate. Inoltre gli americani, il nostro 30% di utenza, sono fermi, il mondo è fermo, per questo fino a fine agosto resteremo chiusi. Tenere aperto ci costa più del doppio che tener chiuso”, è la testimonianza di Michele Schito, tra gli albergatori che hanno deciso di non riaprire, titolare di Palazzo Veneziano alle Zattere e del Carnival Palace ai Tre Archi.

Langue il turismo. Il dato più preoccupante è il numero crescente di annunci online che propongono l’acquisto di strutture ricettive a Venezia e sulla terraferma. Dai palazzi alle locande, dalle 50 stanze a San Marco alle 27 a Cannaregio, si legge sempre sulla testata veneta. Il timore è che qualcuno approfitti, che gli hotel in difficoltà – specie quelli particolarmente esposti con le banche, magari perché hanno investito o ristrutturato da poco – diventino facile preda di speculazioni senza scrupoli. (  https://www.hoteldomani.it  )

 

    Redazione
  (18/07/2020)

 

 

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