Regia del vino, il timore del contenuto vuoto

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Regia del vino, fino a quando si penserà solo ai contenitori e non ai contenuti, ai progetti, alle attività da svolgere, sarà molto difficile veder partire concretamente un organismo di coordinamento per le strategie di sviluppo del vino italiano.
di Fabio Piccoli

 

Regia del vino, il timore del contenuto vuotoIl peccato originale della Cabina di regia del vino italiano. Eravamo presenti anche noi il 25 novembre scorso al wine2wine di Verona quando il ministro delle politiche agricole, Teresa Bellanova, con un videomessaggio aveva annunciato la costituzione, entro la fine del mese di gennaio 2020, della mitica Cabina di regia permanente per il vino italiano.

La Bellanova, ricordiamo, aveva detto: “’A gennaio vogliamo far partire la Cabina di regia permanente per il vino al nostro Ministero. Deve diventare il luogo dove progettare il futuro di questa filiera strategica, dove vogliamo raccogliere proposte e tradurle in risultati per le aziende’’.

Lavoriamo nel mondo del vino ormai da oltre tre decenni e potremmo quasi affermare che questo annuncio lo ascoltiamo da altrettanto tempo, dalla voce della miriade dei ministri agricoli che si sono succeduti almeno in questi ultimi vent’anni.

É incredibile, per certi aspetti, come anche un neo ministro, come lo era la Bellanova a novembre, fosse già stata ben informata rispetto alla necessità di costituire una cabina di regia per il vino italiano, in particolare per ciò che riguarda il tema della promozione.

Lo ammettiamo, anche noi per un certo periodo abbiamo ritenuto che questo “organismo” sarebbe stato utile per il nostro settore.

Abbiamo anche cercato di dare un nostro modesto contributo su come, dal nostro punto di vista, questa “cabina” avrebbe potuto operare e anche gli enti che potevano esserne i driver.

Avevamo, però, sempre sottolineato che per poter arrivare ad un cabina di regia autorevole, credibile e quindi utile, sarebbe stato necessario capire bene gli obiettivi e soprattutto i contenuti della sua azione.

Il nostro timore, infatti, era che se si dava priorità alla selezione degli organismi da coinvolgere invece di “pretendere” prima una progettualità, dei contenuti operativi, avremmo ancora una volta fatto l’italico esercizio dello spoil system. E cioè del preoccuparmi solo di chi mettere su una poltrona e non su cosa dovrà fare su quella poltrona.

Purtroppo non ci sembra che ci eravamo sbagliati. La verità è sotto gli occhi di tutti. Anche oggi, dopo anni e anni di annunci sulla fantomatica cabina di regia, non ne vediamo la luce se non in astratti tavoli di lavoro dove la principale preoccupazione è cercare di non lasciare a casa nessuna organizzazione professionale.

Eppure se nel frattempo il Ministero delle politiche agricole avesse indetto una sorta di bando, di concorso per raccogliere progetti sulla promozione del vino italiano, sul supporto alle aziende del nostro Paese sui mercati internazionali, ma anche a casa nostra, oggi non solo avremmo idee concrete e innovative ma pure i soggetti più accreditati per realizzarle.

E invece, tutt’oggi, la discussione è ferma se sarà Vinitaly il driver o l’Ice o chissà altro. Nulla di più sterile, che tra l’altro in qualche misura delegittima gli stessi enti o società che sono via via citate come possibili componenti di questa organismo di coordinamento.

Ma questo, purtroppo, è un male nazionale, una sorta di peccato originale che caratterizza quasi sempre l’agire probabilmente non solo all’interno del mondo politico ma anche quello della nostra società civile.

Siamo sempre impegnati a concentrarci sui contenitori e non ci preoccupiamo mai seriamente dei contenuti. Ed è questo il motivo per cui quasi mai si costruisce un organismo attraverso un metodo meritocratico.

E adesso, quindi, cosa succederà?

Nulla di nuovo. Tra un po’ vedremo che delle risorse, anche ingenti, andranno a qualche entità per organizzare attività per il vino italiano nel mondo.

Qualcuno si chiederà: ma chi ha preso questa decisione?

Ma come non lo sai? La cabina di regia del vino italiano. Quella che non c’è ma c’è.
http://www.winemeridian.com )

 

di Fabio Piccoli
(14/02/2020)

 

 

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