Stringimi. Sada aprì l’involto e carezzò

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Sada aprì l’involto e carezzò quello che rimaneva del suo amante. Le emozioni belle le aveva esaurite nei primi quindici anni.
Redazione

 

Stringimi. Sada aprì l’involto e carezzòSada aprì l’involto e carezzò quello che rimaneva del suo amante. Poco dopo sentì bussare alla porta e si alzò dal letto per andare ad aprire. Gli agenti che entrarono nella stanza le chiesero subito i documenti per accertare la sua identità.

«Non perdiamo tempo» disse lei dolcemente. «Il nome che ho dato al portiere dell’albergo è falso. Io sono Sada Abe, la donna che state cercando.» «Come facciamo a sapere che è proprio lei?» le chiese uno dei poliziotti. Sada prese il pacchetto che aveva lasciato sul cuscino e lo aprì con delicatezza, mostrandone il contenuto agli uomini che istintivamente fecero un passo indietro. Nessuno dei due osò sequestrarle l’oggetto che stringeva tra le mani per una sorta di imbarazzo che li colse all’improvviso e rimasero immobili, aspettando che fosse lei a fare qualcosa. Sada infilò l’involto nella scollatura del kimono di seta, perché fosse a contatto con il cuore, e chiese il permesso di truccarsi prima di seguire gli agenti. Quando fu perfettamente in ordine, disse: «Andiamo».

Nel tragitto fino alla stazione di polizia pensò amaramente che le sarebbero bastati pochi minuti in più per non farsi trovare in vita, invece l’avevano scoperta prima di quanto avesse previsto. Aveva chiesto alla cameriera dell’albergo di cambiarle stanza visto che la sua aveva il soffitto troppo basso, inadatto a un’impiccagione, e il ritardo sul piano previsto era stato favorevole ai suoi inseguitori.

Tutto quello che sarebbe successo dal momento in cui le era stato impedito di uccidersi non aveva alcuna importanza per lei: l’arresto, il carcere, il processo, la pena di morte. Ogni cosa le era indifferente poiché non avrebbe più potuto vedere il suo amante. Sperava in una condanna capitale non perché pensasse di meritare il massimo castigo, ma perché le avrebbe impedito di soffrire per tutti i giorni che le sarebbero rimasti da vivere. Vivere… le sembrava di aver vissuto solo quattro settimane in trentun anni. O almeno quelle ultime settimane avevano riempito il vuoto di un’esistenza avventurosa, movimentata, ma senza significato.

Nella sua cella si addormentò subito. Erano tre notti che non riusciva ad abbandonarsi all’oblìo liberatorio del sonno, ma finalmente non doveva preoccuparsi più di niente, altri avrebbero deciso per lei. Con la luce del sole che cominciò a filtrare dalla finestrella sbarrata, i pensieri la assalirono di nuovo, violenti. La mancanza di Kichizo si faceva sentire dolorosamente ed era un sentimento insopportabile per una donna che aveva vissuto fino a un mese prima senza un rimpianto o un barlume di nostalgia….. Tratto dal primo capitolo.

 

Cinzia Tani STRINGIMI
Ed. Piemme,Milano,2011, Pag. 224, ISBN 978-88-585-0567-0 – http://www.edizpiemme.it/

 

    Redazione
 (04/08/2017)

 

 

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