Matrimonio, unione, affido

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Matrimonio gay – Proposta ipocrita e anticostituzionale. Si scrive ‘unione civile’ e si legge ‘matrimonio’.” Cosa si vuole? L’interesse del minore o permettere a una coppia omosessuale di ‘procurarsi’ un figlio?” 
Redazione

 

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Matrimonio, unioni civili

La proposta di legge sulle cosiddette unioni civili è la legalizzazione del matrimonio gay. Insistere a chiamarle unioni civili è ipocrita e la proposta è incostituzionale.
Degli interessi dei minori non se ne cura affatto.
Tali considerazioni non sono state fatte da una persona qualsiasi, bensì da un ex Presidente della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, intervistato da Avvenire.

L’insigne giurista ha definito il ddl ex Cirinnà: “Un garbuglio giuridico, prima ancora che politico”. E poi prosegue: “Guardando le cose nella loro vera sostanza, senza veli ideologici né di altra natura, chiedo: che cosa si vuole? L’interesse del minore o permettere a una coppia omosessuale di ‘procurarsi’ un figlio?”

E la risposta è scontata, spiega Mirabelli: se veramente si perseguisse l’interesse del minore, la questione della stepchild adoption andrebbe inserita nel contesto della riforma della legge sulle adozioni e andrebbe stralciata dal testo fatto nell’interesse di adulti, quale quello che regolamenta le unioni civili.

Allo stesso modo, Mirabelli critica la proposta di “affido rafforzato” che è stata fatta da più parti. Anch’essa non è in linea col dettato costituzionale. E ribadisce: “Nella versione attuale, si scrive ‘unione civile’ e si legge ‘matrimonio’.”

E aggiunge: “L’affido del minorenne in genere è una situazione transitoria determinata dalla difficoltà della famiglia di svolgere il proprio ruolo. Ma nel caso dei figli di uno dei partner di un’unione civile, non stiamo parlando di minori in stato di abbandono o bisognosi di una ulteriore paternità o maternità”.

“La situazione cambia quando il genitore muore e il bambino, che ha un rapporto consolidato con l’altro componente della coppia, deve trovare una tutela. Tuttavia in questo caso lo strumento è già previsto dalla legge: se vi è un rapporto stabile e duraturo precedente alla perdita del genitore, potrà esserci anche l’adozione. Però si tratta di un caso particolare, con i limiti che questa adozione prevede”.

Sia ben chiaro, a quelli che dicono che se muore il genitore biologico il bambino finisce in orfanotrofio: mentono sapendo di mentire. Come quelli che dicono che il convivente non può neanche andare a prendere il bambino a scuola. Lo stesso Mirabelli definisce l’asserzione ridicola e fa il paio, aggiungiamo noi, con la leggenda metropolitana che il convivente non può andare ad assistere il partner in ospedale.  (  www.notizieprovita.it  )

 

    Redazione
 (18/11/2016)

 

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