Annullarsi per liberarsi

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Annullarsi per liberarsi – Intervista ad Adriana Ostuni, autrice di “Apollo nel Caos”. Il romanzo è incentrato sul confronto tra due città: Napoli e Milano, simboli: la prima di una vita più genuina e salutare, la seconda della realizzazione personale e professionale. 

di Fedele Boffoli

 

Annullarsi per liberarsi. “Apollo nel Caos” è il romanzo, da poco uscito, di Adriana Ostuni, scrittrice, al suo primo esordio letterario; ne discutiamo con l’autrice, in merito ai contenuti. Come mai Apollo, divinità, solare, dell’arte e della poesia, finisce per ritrovarsi, nella metafora della narrazione, “sommerso” dal Caos?
<<Già, mi rendo conto: in effetti è curioso vedere Apollo, tradizionalmente venerato come il “patrono” della poesia e delle arti, idolatrato come il dio del Sole, dell’astro luminoso che dà vita, luce e calore, “annaspare nel caos”. Il problema è che spesso noi consideriamo l’Arte, dunque, ciò che Apollo rappresenta nel mio libro, nella sua accezione parziale, cioè come mera espressione di un progetto creativo e non nel suo significato estensivo, che vede, proprio, nel non-essere, diciamo pure, nella “morte” il momento che dà origine alla creazione stessa. Tornando al romanzo, è in quest’ottica che il protagonista Giulio/Apollo deve “morire” per poter ricreare se stesso,  annullarsi per liberarsi dalle sovrastrutture che lo condizionano, dagli orpelli di una vita non autentica, e ridefinirsi nella dimensione più vera di sé.>>

Una storia contemporanea, quindi, che ha come protagonista un giovane architetto, napoletano, che si trasferisce nella Milano dei nostri giorni, desideroso di affermazione e di successo… sembra non fare una piega, o sbaglio?
<<Tutto vero. Il romanzo infatti è incentrato sul confronto tra due città: Napoli e Milano, simboli: la prima di una vita più genuina e salutare e dell’affetto familiare, caloroso ma in taluni casi opprimente, la seconda della realizzazione personale e professionale che ammalia ma che rischia di annientare. Una Milano, dunque, sotto alcuni aspetti rappresentata come caotica, spesso frivola, sede di rapporti amorosi obliqui, di affanni professionali e di saturazioni fisiche e morali, da cui Giulio viene progressivamente “traviato”, assorbito in una mondanità, in una dimensione sociale materialistica, fondata su consumi e profitti che non è davvero nelle sue corde. Significativo è a questo riguardo il suo ritorno a “casa”, alla fine del romanzo.>>

Nel contempo una, travagliata, storia d’amore: Flavia Della Torre, importante editrice milanese, innamorata di Giulio Foschi (il giovane architetto protagonista), gli fornisce l’opportunità per una vera e propria scalata, negli ambienti “benestanti” che contano.
<<Proprio così. Giulio si invaghisce di Flavia, donna matura, carismatica, potente, soprattutto per ciò che rappresenta e per le opportunità che può offrirgli. Flavia dalla bellezza di Giulio, dal suo talento e dalla giovane età: unendosi a lui si illude di poter prolungare  gli ultimi bandoli di giovinezza che vede progressivamente svanire. Un rapporto basato, dunque, sulle strumentalizzazioni, sul reciproco opportunismo che, paradossalmente, avrà un effetto bumerang su entrambi. La bellezza e giovinezza di Giulio indeboliranno gradualmente l’equilibrio psichico di Flavia, trasformando la passione iniziale verso il compagno in una vera e propria ossessione distruttiva e autodistruttiva. Giulio pagherà il prezzo delle sue ambizioni vedendo progressivamente appannarsi il suo talento, man mano che il rapporto tra i due entra in crisi, il che metaforicamente sta a significare che non è possibile barattare l’Opera Artistica, pura espressione di libertà, cedendo a compromessi che ne inquinano l’autenticità.>>

Quando anche i sentimenti non sono fini a se stessi, quindi animati da altre finalità o, peggio, mossi da situazioni “pendenti”,  mai risolte o rese consapevoli, le cose non possono durare… come la storia di Flavia e di Giulio che, alla fine, non tiene, concorda?  
<<Non all’inizio del racconto è la consapevolezza, vale a dire la capacità di valutare eventi, azioni e conseguenze. Quanto a Giulio, la scarsa consapevolezza è attribuibile alla giovane età e all’inesperienza. Per Flavia la situazione è più complessa, non posso che concordare. Del resto, attraverso la parabola di Giulio e Flavia, ho cercato di dimostrare, oltre che di rappresentare ciò che avviene quando i sentimenti non sono fini a se stessi o nascono dall’illusione di poter compensare e rimediare a situazioni irrisolte. Ciò che è carente in entrambi i personaggi, la sua è una personalità ben più strutturata, resa vulnerabile da un vissuto travagliato. Per tale motivo ritengo che per lei il processo di acquisizione di una maggiore consapevolezza sia operazione di gran lunga più complicata.>>

Operazione più complicata? Malgrado Flavia sia una donna matura, affermata, sicuramente dotata di maggiore esperienza rispetto a Giulio? Può chiarirci la sua affermazione?
<<Certo, mi rendo conto che possa sembrare un paradosso. Cercherò di spiegarmi meglio. Con Flavia ho voluto rappresentare una determinata tipologia umana, quella del dominatore, individuo che sente il bisogno di imporsi sulla vita dell’altro allettandolo nella fase iniziale con lusinghe, promesse, adulazioni per legarlo a sé attraverso il meccanismo del senso di colpa; per passare poi alla fase delle umiliazioni, delle molestie morali, persino delle aggressioni fisiche, non appena prende atto che la propria vittima non corrisponde più alle sue aspettative. Perché anche un rifiuto da parte della persona dominata, il tentativo di riprendersi i propri spazi, come Giulio tenta di fare, equivale per il prevaricatore a un affronto insopportabile, più precisamente, a un attentato all’immagine idealizzata che questi si è costruito nella testa. Col risultato che, pur di non affrontare una verifica all’interno di se stesso, preferisce demolire l’altro e distruggerlo, arrivando nei casi estremi a commettere i crimini più efferati, il tutto per salvaguardare quell’immagine di sé sulla quale ha costruito le sue certezze. Ecco perché in Flavia il rifiuto, per certi versi l’incapacità di operare un’analisi introspettiva reale all’interno di se stessa rende più arduo il processo atto ad acquisire maggiore consapevolezza.>>

Il cerchio si chiude, sul finire del romanzo, Giulio Foschi ritorna alla sua Napoli, delle origini, abbandonando per sempre, la tumultuosa relazione con la  celebre editrice e l’effimero successo; recuperando una dimensione di semplicità e di affetti a lui consona.
<<Proprio così. “Apollo nel caos” è, se vogliamo, uno spaccato della storia circolare del mondo che si ripete con forme rinnovate ma nella stessa essenza, con il protagonista Giulio che attraversa simbolicamente le fasi del ciclo trasformativo vita/morte/rinascita. Una rinascita nel segno di una maggiore consapevolezza che gli darà modo di comprendere, tra l’altro, che l’amore rende liberi, non schiavi e che il desiderio di possesso e di dominio sull’altro non sono che profanazioni di questo sentimento.>>

  “Apollo nel Caos”, di Adriana Ostuni, Phasar Edizioni, pagine 433, euro 14,00.

 

   di Fedele Boffoli
    (29/12/2015)

 

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