Giacomino, Ombretta e le ore scomparse

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A causa del clima, il luogo non è molto ospitale, ma racchiude il piccolo mondo dei due bambini. Ombretta è figlia unica e ama moltissimo Clara, la sua giovane mamma. Insieme chiacchierano per ore ed ore, soprattutto, nei mesi invernali, quando le occasioni per uscire sono rare. 
di Isella  Barresi

 

In un villaggio a sud della sconfinata Groenlandia, vivono due bambini che hanno, rispettivamente, cinque e sei anni. I loro nomi sono: Giacomino e Ombretta.  
Lei, molto allegra e birichina, ama giocare durante il lungo e freddo inverno, all’interno della sua abitazione: una grande casa costruita quasi interamente con tronchi d’albero, dove un camino è sempre acceso.
Per terra vi sono diverse pelli d’orso e di renna, morbide e vellutate.
Camminare su di esse è piacevole; come lo è sfiorare il pelo candido delle pelli di volpe bianca e di volpe azzurra, che unite tra loro formano, sui letti, coperte calde e dalle sfumature molto belle.
Nella dispensa sono conservati la carne e il pesce essiccati o affumicati, e altre provviste.
La casa di Ombretta e quella di Giacomino sono al centro del villaggio dove vivono, quasi esclusivamente, famiglie di cacciatori e pescatori.
A causa del clima, il luogo non è molto ospitale, ma racchiude il piccolo mondo dei due bambini.
Ombretta è figlia unica e ama moltissimo Clara, la sua giovane mamma. Insieme chiacchierano per ore ed ore, soprattutto, nei mesi invernali, quando le occasioni per uscire sono rare.
La donna, sempre allegra e paziente, inventa per la sua piccolina giochi e fila­strocche; ma prepara anche dolcetti e conserve gustose.
Oscar, il papà di Ombretta sta molto spesso lontano da casa, poiché come quasi tutti gli uomini del villaggio si dedica alla caccia. Ma la vita, per la famigliola, scorre serena perché l’amore che li unisce è grande.
Il più grande amico di Ombretta è Giacomino, un bambino pacioso, ma anche un giocherellone. I due, oltre che compagni di giochi, talvolta sono complici nel combinare le marachelle.
Mentre la bimba è figlia unica, lui fa parte di una famiglia numerosa: è l’ultimo di sei fratelli i quali, con il papà, la mamma ed una nonna, vivono in una casa troppo piccola per le loro necessità.
Clara, la mamma d’Ombretta, e Melissa la madre di Giacomino sono amiche, ed abitando vicine, talvolta vanno insieme a fare gli acquisti. Oltre a ciò, si scambiano ricette di pasticci di carne e di verdure; di salse, nonché consigli utili per la casa.
Un giorno, Oscar, come gli accade spesso, si reca, sulla slitta, a “Roccia Bianca”, un paese dove solitamente vende, ad un commerciante del luogo: il signor Samuele, la maggior parte delle pelli degli animali che ha ucciso.
L’uomo raggiunge il grande spaccio, all’interno del quale ci sono numerosi scaffali, con i ripiani colmi di articoli di vario genere: casalinghi, alimentari, mercerie.
Entra e saluta gentilmente il proprietario: parlano un po’, si scambiano qualche parere personale sul tempo, infine Oscar gli mostra alcune pelli di volpi bianche.
Il signor Samuele le esamina. I due contrattano; quindi concludono l’affare.
Il cacciatore, con il ricavato della vendita, acquista nello spaccio molte cose necessarie alla sua famiglia. Poi, soddisfatto, esce per avviarsi alla locanda in cui ha deciso di cenare e trascorrere la notte.
Lungo la strada si ferma a curiosare in un emporio, dove un mercante barbuto e un po’ scontroso elenca, con voce baritonale, la sua mercanzia: pezze di stoffa di lana, giocattoli costruiti con il legno di betulla nana, quanto può essere utile per la caccia, e fra le altre cose, una sveglia rotonda.
Oscar chiede di poter guardare i tessuti: li tocca, ne constata la morbidezza ed infine sceglie un pezzo di stoffa di colore giallo: ha deciso di  regalarlo a sua moglie Clara.
-Chissà come sarà contenta!- dice tra sé.
Poi il suo pensiero va ad Ombretta.
Si guarda intorno e vede una scatola contenente delle matite colorate.
-Potrà disegnare tutto ciò che la fantasia le suggerirà. – pensa Oscar; e già immagina la sua bambina intenta a raffigurare sulla carta, il cielo, il sole, la sua mamma, il suo papà e chissà cos’altro. Quindi, volge lo sguardo verso gli altri oggetti e vede una sveglia che, con il proprio ticchettìo, sembra voler richiamare la sua attenzione.
Oscar chiede al venditore quanto costa l’orologio, perché può essere utile in casa.
Discutono un po’: infatti, il mercante barbuto è intenzionato a non fare sconti.   
La trattativa infine si conclude: una pelle di foca in cambio della stoffa, della sveglia e della scatola di matite colorate.
Oscar, soddisfatto, si riavvia in direzione della locanda, dove è conosciuto per il suo carattere gioviale sia dal proprietario, sia dai molti cacciatori della zona che, come lui, vi si recano per rifocillarsi.
La locandiera gli serve la cena; poi, al termine del pasto, lo accompagna nella sua camera, e gli augura un buon riposo.
Oscar mette la sveglia su una sedia che è accanto al letto e si corica.
Il sonno giunge immediato, mentre il ticchettìo dell’orologio scandisce lo scorrere del tempo.
Giunge, infine, il nuovo giorno, e il mattino appare tranquillo e luminoso.

L’uomo, che si è destato dal buon sonno ristoratore, si prepara per ripartire. Riunisce le sue cose, poi si fa servire la colazione, che è rapida perché ha fretta di tornare a casa.
Oscar carica sulla slitta gli acquisti fatti grazie alla vendita delle pelli e si avvia.
È felice perché gli affari gli hanno permesso di spendere qualcosa in più per i doni da fare alla sua sposa e alla sua figlioletta.
La slitta ora procede veloce, e pare che l’uomo non senta l’aria freddissima che gli sferza la faccia.
Dopo qualche ora di viaggio vede in lontananza il campanile della piccola chiesa, situata al centro del villaggio in cui vive con i suoi cari.
Incita i cani a correre più velocemente, perché è ansioso di abbracciare sua moglie e sua figlia.
-Clara!…Ombretta!..
La donna e la bimba, che hanno sentito, accorrono subito sulla soglia di casa.
La piccina, eccitatissima, aiuta i genitori a scaricare i bagagli dalla slitta. Poi, Oscar accompagna i cani nel loro recinto, dove li attende un pasto abbondante.

Clara porta in tavola la cena, che la famigliola consuma in allegria.
Poi è il momento di aprire i pacchi portati da Oscar.
La giovane donna gira e rigira la bella pezza di stoffa gialla, cercando di immaginare quale uso ne potrà fare.
Ombretta è felice, mentre stringe tra le mani la scatola piena di matite   colorate.
 Per lei il suo regalo è qualcosa di speciale. Però non smette di guardare la sveglia che il babbo ha collocato sopra un mobile.
È così felice che la sera, quando si corica, il sonno tarda ad arrivare.
Quella notte la bimba sogna un mondo fiabesco con tanti numeri che ballano o si dondolano al ritmo di un’allegra canzone, mentre le matite eseguono, con le loro punte dai colori vivaci, numerosi disegni.
Sogna anche un buffo pinguino, che si muove con fare impacciato, mentre dal suo collo pende un orologio con il quadrante dipinto di rosa e con i numeri di colore azzurro.
Ehi!.. Quanto è buffo lo zero: sembra un palloncino con gli occhi ed il nasino; il sette, invece, pare un soldatino che marcia impettito; per non parlare dell’otto che sembra una botticella divisa in due da un cordino troppo stretto; o del quattro che fa pensare ad una piccola sedia sgangherata.
Il sogno prosegue ancora per un po’ e la piccina, inconsciamente, sorride.        
L’indomani mattina, dopo aver fatto colazione, Ombretta chiede a sua madre il permesso di giocare con l’amico Giacomino, per potergli mostrare la scatola di matite colorate ma anche la sveglia e fargli sentire il trillo che la fa vibrare.

Clara è contenta che i piccini stiano insieme. Inoltre, sa che sua figlia, qualche volta, si sente sola.
Giacomino e Ombretta s’incontrano e organizzano i loro giochi nella cameretta della bimba.
In un attimo s’immergono nel loro mondo fantastico.     
Immaginano di trovarsi in un luogo dove il sole e la luna sono, come loro, grandi amici.
Il sole, durante il giorno, illumina e riscalda il mare ricco di pesci variopinti e di piccole alghe, mentre la luna, al calar della sera, sussurra una ninna nanna alle piccole stelle, che sfiorandosi con i loro raggi si dondolano nel cielo limpido.
Ombretta, nella finzione, è la regina delle stagioni e con una clessidra magica, riesce a fermare il tempo, ad accelerarlo oppure a rallentarlo. 
Il suo regno è ricco di erbetta e di fiori dai bellissimi colori e dai profumi inebrianti che, se sono ancora in boccio, la regina può fare aprire contemporaneamente; se invece vuole impedire che essi appassiscano, allora ferma il tempo.
È un luogo spazioso e pieno di luce, quindi può ospitare le farfalle variopinte e le api che con il loro andare di corolla in corolla favoriscono il moltiplicarsi delle piantine.   
Giacomino, preferisce invece essere un cacciatore molto coraggioso.
In quel bel gioco, la fantasia corre a briglia sciolta: così la regina diventa una fata, poi una stella, un fiocco di neve, e ancora regina e fata; mentre il cacciatore si trasforma in un guerriero, poi in uno gnomo barbuto, poi ancora in cacciatore ed ancora in un guerriero.

Insomma, personaggi o situazioni sempre diversi e particolari: il divertimento è veramente grande.
Ad un certo punto ai bambini viene un’altra idea: immaginano di essere in un villaggio incantato in cui avvengono le cose più strane.
C’è una casetta, sempre un po’ imbronciata perché i suoi abitanti sono spesso disordinati e dove la legna del focolare invece di bruciare preferisce produrre nuovi germogli; dove la lepre e la volpe si contendono il pesce più saporito; la luce bisticcia con il buio, mentre in cielo i colori della splendida aurora boreale cantano in coro una canzone inventata da loro.
In tutta questa confusione, Ombretta e Giacomino si trovano perfettamente a loro agio, e non si accorgono che anche la sveglia ha incominciato ad agitarsi: ….Tic….Tic…Tic…Toc…Tac…Toc…Tic..: fanno le lancette, iniziando a girare vorticosamente.
Poi, il numero uno salta giù; subito dopo è la volta del numero due, … del cinque, … del nove, …infine del dodici e dell’undici.
Le ore, ad una ad una si allontanano, curiose di esplorare il mondo circostante.
Il due prende per mano il cinque ed insieme seguono una piccola foca nelle sue escursioni acquatiche; il dodici, convinto di essere il numero più importante dell’orologio, chiede ad una rondine di mare molto gentile, di portarlo in alto per potersi unire al concerto dei colori del cielo. Infine, l’undici, cifra che non piace né a Giacomino né alla sua amica, si dirige insieme al campanello della suoneria verso il pianeta “Broncio”.

Insomma, al loro posto, nella sveglia sono rimasti solo pochi numeri: solo poche ore.
A questo punto i bambini si accorgono, finalmente, che la sveglia fa un rumore molto strano.
Tic…Tic…Toc… Tac…
-Ehi! Che cosa sta succedendo? Perché si sente questo ticchettìo diverso dal solito?
Poi scoprono che nel quadrante mancano dei numeri.
E solo allora Ombretta e Giacomino capiscono che le fuggiasche, sbadate, sono rimaste intrappolate nel regno della fantasia!
Ad un tratto una voce li riporta alla realtà: è la mamma di Ombretta. Coraggio, bambini, riordinate e venite in cucina perché la merenda è pronta-
 -Dobbiamo smettere di giocare?!… Che peccato!…- esclamano loro un po’ contrariati. Però, iniziano a riordinare e a rimettere i giochi al loro posto.

 

di Isella Barresi   ©Riproduzione riservata
                  (27/04/2015)

 

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