Mollieres, frammenti di storia

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Mollieres, Villaggio delle Alpi Marittime tra Italia e Francia, frammenti di storia. Dalla tormenta qui a bivacco astretti.In mezzo al rosso stinto dei campetti, Fra il giovin verde smeraldin dei prati
di Achille Ragazzoni 

 

Mollieres, frammenti di storia
Villaggio di Mollieres

Mollieres, frammenti di storia. Nell’edizione 1855 del “Dizionario generale geografico – statistico degli Stati Sardi”, curato da Guglielmo Stefani, alla voce Mollieres si legge che è una frazione di Valdiblora, nel mandamento di San Martino di Lantosca, provincia di Nizza. Null’altro. Così come Valdiblora venne ceduta alla Francia nel 1860, si potrebbe immaginare che pure la sua piccola frazione, sita a 1571 m di altitudine presso l’omonimo torrente affluente della Tinea, abbia subito la stessa sorte. Invece no, Mollieres rimase italiana sino al 16 settembre 1947 quando, in virtù del trattato di pace del 10 febbraio precedente, fu costretta a cambiare Tricolore. Perché? Perché lì erano siti i territori ove Re Vittorio Emanuele II, grande cacciatore, amava praticare l’attività venatoria e per questo gli fu graziosamente lasciato quel territorio. Qualche (pseudo)storiografo francese ci racconta che anche Briga e Tenda, nell’alta Val Roja, facevano parte di questi “territori reali di caccia”, invece non è così: Briga e Tenda rimasero sarde, e divennero italiane un anno dopo, per motivi di sicurezza militare ampiamente previsti dal Trattato di Torino.

Mollieres passò, quindi, dalla provincia di Nizza a quella di Cuneo e dal comune di Valdiblora a quello di Valdieri. Una curiosità: quando, tra Sei e Settecento, Valdiblora rimase divisa in tre municipalità, Mollieres era frazione di La Rocca, località d’origine della famiglia Cais di Pierlas, da cui sorse Eugenio (1842 – 1900), fondatore della moderna storiografia nizzarda italiana e punto di riferimento per l’irredentismo della sua terra, come dimostra l’interessantissimo epistolario pubblicato recentemente in due volumi dai pronipoti Andrea e Nicolò Jagher per le edizioni Phasar di Firenze. I Cais di Pierlas sono strettamente imparentati con i Ribotti di Mollieres, anch’essi originari di Valdiblora e che molta importanza ebbero nel nostro Risorgimento, basti pensare al generale Ignazio che, tra il resto, creò, nel 1859, i Cacciatori della Magra. E’ strano come, girando per i villaggi delle Alpi Marittime, ci si possa, più facilmente di quanto non si creda, imbattere in figure molto importanti per la storia d’Italia…

Ma torniamo al nostro villaggio che, separato dalla nuova sede comunale, distante 36 km, per diversi mesi dell’anno, aveva maggiore facilità a raggiungere la Valle della Tinea, San Salvatore in particolare (per tale motivo di vicinanza geografica il comune di San Salvatore chiese, però invano, dopo l’annessione alla Francia, l’aggregazione di Mollieres). Per questo godeva di facilitazioni doganali paragonabili, mutatis mutandis, a quelle di Livigno oggi, ma che non riuscivano a portare il benessere, bensì ad alleviare un poco le durezze della vita quotidiana.

Dal 1935 al 1944 Mollieres ebbe come parroco un sacerdote, già salesiano, transitato poi nel clero secolare, don Carlo Maria Prandi (San Benedetto Belbo 1870 – Centallo 1961), prolifico scrittore, le sue poesie dedicate alle Langhe sono ancora molto conosciute in zona e autore, tra il resto, di un interessante opera storica su Mollieres, intitolata “Il villaggio non sanzionato”, Tip. Franchino, Cuneo 1937 .

Don Carlo ci racconta che i Mollieresi sono 83 divisi in 25 famiglie, gli abitanti assommano ad un centinaio contando anche i carabinieri e i militi confinari. Niente energia elettrica, telegrafo e radio, i contatti col mondo esterno vengono mantenuti dalla posta, che viene ritirata tre volte alla settimana alla dogana francese, ove giunge da Ventimiglia e non da Valdieri.

Nel corso della prima guerra mondiale Mollieres diede all’Italia sei caduti (ne voglio ricordare i nomi: Angelo Richier, classe 1895, Battista Richier classe 1889, Michele Richier, Ragazzo del ’99, Zaverio Andrea Mario, classe 1889, Eugenio Mario, classe 1878 e Giuseppe Mario, classe 1894) e quattro tra mutilati e feriti: un contributo notevole per una comunità così piccola, giù il cappello!

La parrocchia, ci informa Don Carlo, esisterebbe dal 1762: fatto salvo il periodo napoleonico, tutti gli atti, quando sono in volgare, vengono redatti in italiano.

Mollieres, frammenti di storia
Mollieres

Ricca è la natura, allora ancora pressoché incontaminata, della zona: nelle acque del torrente Mollieres, che nasce dal Lago Negre, prosperano le trote. Fuori dall’acqua vivono in abbondanza camosci, tassi, lepri, lontre, scoiattoli, marmotte, faine, donnole, pernici bianche, fagiani di monte, falchi, merli, allodole, aquile… Il regno vegetale, invece, è rappresentato da circa 2500 specie di piante, tra cui si ricordano le conifere (pino, abete bianco e rosso, larice), le ciliegie (nella località Ciriegia, toponimo abbastanza trasparente, a 1460 m), il rododendro, la genziana, la sassifraga…

Una curiosità storica su Don Prandi: egli era insegnante al Collegio dei Salesiani di Faenza quando vi studiava un indisciplinatissimo e turbolento allievo, che definire discolo sarebbe eufemistico, tale Benito Mussolini, colui che sarebbe diventato, e allora nessuno lo avrebbe mai potuto predire, il Duce… Per Don Prandi, dalla lettura del libro lo si capisce chiaramente, fede patriottica, fede fascista e fede cattolica sono tutt’uno. Non è però un estremista o uno squilibrato: per lui amare la propria Patria non significa disprezzare quella altrui e, pur deplorando, anche in una poesia, la cessione di Nizza alla Francia, definisce quest’ultima come nazione sorella e proprio un 14 luglio (festa nazionale francese) scrive una poesia (aveva spesso come ospiti, amici francesi, nizzardi e non solo), di cui riporto le due strofe finali:

Italia e Francia, nella stirpe unite,

Pel latin sangue, per la Fè, per l’arte,

Concordi in lizza scendano agguerrite.

In questo patto, prima dell’addio,

Come fratelli, ognun per la sua parte,

Su Francia e Italia fu invocato Iddio.

Del resto un grande amico del sacerdote e di Mollieres fu il sindaco francese e medico condotto di San Salvatore di Tinea, il dottor Ciamin: soprattutto a lui si deve se le sanzioni, imposte dalla Società delle Nazioni all’Italia a causa della guerra d’Etiopia, non furono applicate a Mollieres, ecco spiegato il titolo del libro di Don Prandi, del quale vorrei riportare anche la poesia che descrive il villaggio del quale è curatore d’anime:

All’occhio pare una sassaia: i tetti,

Triangol di legno, acuminati,

Sembrano attendamento di soldati,

Dalla tormenta qui a bivacco astretti.

In mezzo al rosso stinto dei campetti,

Fra il giovin verde smeraldin dei prati,

Nella chiostra dei picchi immacolati,

E’ sgorbio di monel l’uso ai dispetti.

Di bianco v’è il recente camposanto

E il campanil che timidetto ammicca:

La macchia quasi spar nel niveo ammanto.

Questo è Mollieres, il claustral villaggio,

che scampò all’odio di famosa cricca,

Ma che l’alpe sanziona d’avvantaggio.

Ora Mollieres, distrutto stupidamente dai tedeschi nel 1944, non è più abitato stabilmente, solo d’estate alcuni discendenti di mollieresi vi ritornano per qualche tempo.

Mi occupai una prima volta di Mollieres più di un quarto di secolo fa e, per conoscere qualcosa sugli ultimi anni italiani del villaggio scrissi al Comune di Valdieri. Mi rispose, molto cortesemente, il sindaco Battista Bluotto, il quale mi informava che i registri di stato civile di Mollieres erano finiti al comune di Valdiblora, comunicandomi pure i nomi di tre militari mollieresi dispersi in Russia, tutti della classe 1920: l’artigliere alpino Bernardino Graglia e gli alpini Zaccaria Giuge e Alessandro Richier. Grazie al cortese sindaco entrai in contatto con l’insegnante in pensione Bartolomeo Destefanis, che fu maestro elementare a Mollieres dal 1941 al 1943. Riporto qui un passaggio, piuttosto interessante, di una lettera che mi scrisse:

“…nel 1980, dietro l’insistenza di mia moglie che desiderava vedere questo villaggio così fuori dal mondo, una domenica di mezzo luglio ci facemmo portare con l’automobile…al Pian della Casa del Re nerl gruppo dell’Argentera, m. 1800…Poi salimmo al colle di Fremamorta m. 2648 (…) Nonostante il caldo, il lago di Fremamorta cominciava a sgelare solo allora. Giungemmo a Mollieres verso le quattro, quando i ritardatari stavano per ritornare nella località di residenza, dopo l’abbandono del villaggio. Incontrammo la famiglia d’un figlio del sig. Giuge Celestino…il figlio, che era stato mio scolaro, ricordò come il suo maestro imprestasse a lui e ai suoi compagni i suoi sci e insegnasse loro come usarli e che pur avendo poco di tutto…ne facesse parte anche a loro. Poi schiodarono una porta che dava in un loro fienile, perché noi potessimo pernottare e ci lasciarono la buona notte. Dormimmo sul pavimento di legno e il mattino per altri colli (Mercera e Lombarda) raggiungemmo Vinadio in Valle Stura… nel centro del villaggio, presso la chiesa, leggemmo sulla parete di una casa una targa con la scritta: Mollieres frazione di Valdieri. Non era stata rimossa, penso ci sia ancora adesso. Questo potrebbe dimostrare che i Mollieresi un po’ di simpatia e nostalgia per l’Italia l’abbiano avuta e l’abbiano”.

Mollieres si ripopola il 15 agosto, festa della Vergine Assunta, l’unico giorno dell’anno in cui tutti sono autorizzati a raggiungere il centro abitato in automobile. Qui si incontrano i discendenti dei mollieresi, sia quelli con la cittadinanza francese, sia quelli con l’italiana. Sul muro della chiesa è apposta la lapide che ricorda i caduti nella prima guerra mondiale (è quella originale in italiano) e dopo una specie di rito del “Presente!”, vengono cantati gli inni nazionali italiano (ha la precedenza), poi la marsigliese, poi canzoni popolari del repertorio piemontese e nizzardo. In seguito, dopo la celebrazione dei riti religiosi, prende via la festa “profana” in spirito di grande allegria e senso di fraternità senza badare al passaporto dei partecipanti. Un mio grande rammarico è stato quello di non avervi mai potuto partecipare, mi sono dovuto accontentare dei racconti dei testimoni oculari, ma sono convinto che una volta o l’altra vi parteciperò. E di un’altra cosa sono convinto: che questi mollieresi qualcosa d’importante possono insegnarla a tutti gli altri europei…

 

    di Achille Ragazzoni 
      (09/08/2019)

 

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