Oriana. Orrore con emozione

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Oriana. Orrore con emozione. Inventò un nuovo modo di raccontare i conflitti: spietata nel descrivere gli orrori senza mai alterare i fatti. Ma sempre prendendo posizione, che fu sempre una scelta di coscienza.

di Pino Buongiorno

 

<< Preparati, parti per il Vietnam>>. Il direttore dell’Europeo Tommaso Giglio alla fine decise di arrendersi. Era la prima settimana del novembre 1967, Oriana fallaci lo aveva implorato come solo sapeva fare lei: con grazia e civetteria, ma anche con fiera determinazione. Voleva andare a tutti i costi in Vietnam: la storia del momento, la storia in assoluto. Voleva raccontare la guerra a chi non la conosceva. Voleva approfondire soprattutto gli uomini al fronte , i loro drammi, la paure, gli atti di eroismo e le meschinità. Voleva ritrovare, a 38 anni, quel filo che tiene unite le varie fasi della sua vita, fin da quando quattordicenne faceva la staffetta partigiana a Firenze contro i nazifascisti dopo aver seguito il padre Edoardo nei gruppi clandestini della Resistenza.

<< Babbo, vado a Saigon>> annunciò felice Fallaci al padre un po’ sconvolto e alla madre Tosca ammutolita, un paio di giorni prima di prendere l’aereo.
<< Ricordate l’insegnamento di zio Bruno? ( un grande giornalista che le apri le porte dell’<<Europeo>>,ndr). “Per diventare scrittori non basta leggere. Non basta nemmeno aver talento. Bisogna aver vissuto, vivere. Prima vivi, poi scrivi”. E sapete come rispondevo io: “ Non dubitare, vivrò”>>.

La sera prima di partire la sorellina di 5 anni, appena adottata, chiese di andare a dormire con lei. << Oriana, cos’è la vita?>> le domandò a bruciapelo Elisabetta. Lei, la giornalista già affermata che aveva un’opinione su tutto e una risposta a ogni quesito, non fu capace di soddisfare la curiosità della bambina. Quella domanda diventò il tarlo di Oriana Fallaci per tutto il primo anno che passò in Vietnam come corrispondente di guerra.

Era l’unica donna al fronte. I quotidiani italiani avevano schierato un’armata di veterani delle guerre come Egisto Corradi ( Corriere della sera), Sarzi Amadè ( L’Unità), Corrado Pizzinelli ( Il resto del Carlino e La Nazione). Fra loro c’era anche Furio Colombo, inviato dal settimanale televisivo della rai Tv7. Colombo incrociò Fallaci prima all’Hotel Mandarin di Hong Kong e successivamente al Caravelle di Saigon, l’albergo della stampa internazionale. << Ci salutammo, parlammo un po’, ma poi le nostre strade si divisero subito per la sua bravura. Dopo alcuni giorni che stava in Vietnam Oriana riuscì a salire a bordo dell’elicottero del generale William Westmoreland, il comandante in capo delle forze americane, e a farsi portare in prima linea. Io non potei fare altro che prendere il taxi e tornare in albergo>>.

Assieme a Fallaci, di cui tutti ammiravano gli occhi profondi, le treccine e la tuta mimetica, c’era un bell’uomo, alto e segalino, Gianfranco Moroldo, armato semplicemente di una macchina fotografica. L’intesa fra i due fu immediata. Entrambi condividevano forti passioni e grande curiosità. Ma soprattutto il modo di intendere il giornalismo; le emozioni e i fatti costituiscono un binomio inscindibile, che puoi esprimere sia con la parola sia con l’immagine.

Se Moroldo in Vietnam riuscì a dare il meglio di sé diventando  uno dei più grandi fotografi italiani, Fallaci inventò per l’Italia quello che poi sarebbe diventata una scuola in America, testimoniata dai due volumi del “Reporting Vietnam” , curati dalla Library of America ( 1999): la scrittura soggettiva che rompe la tradizione del giornalismo oggettivo rappresentata, per esempio in Italia, da Luigi Barzini e Indro Montanelli…

Dal numero Speciale di Panorama ” I Documenti Panorama” nr. 19

 

    di Pino Buongiorno
       (29/03/2016)

 

 

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