Bottero, lettere inedite

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Alcune lettere inedite di G.B. Bottero nel centenario della morte. Io non so e l’Italia sia minacciata davvero di dissoluzione, ma fu sempre nostra politica di sostenere l’unità per il principio fa ciò che devi, avvenga che può.

di Achille Ragazzoni

 

Bottero-lettereNell’annata 1986 del nostro “Almanacco” ho rievocato la figura del giornalista Giovanni Battista Bottero, nato a Nizza il 16 dicembre 1822, fondatore, nel 1848, assieme a felice Govean, della “Gazzetta del Popolo – L’Italiano”, illustre giornale torinese, oggi purtroppo scomparso, che portava con la sua testa ancora un soffio di aria risorgimentale in questa Italia che troppo in fretta ha dimenticato uomini e valori di quell’epoca..

… Ho casualmente rinvenuto un gruppo di nove lettere inviare dal Bottero al suo collaboratore Carlo Pisani, esule veneto e redattore della “Gazzetta”, scritte tra il 6 marzo 1863 e del 21 agodto 1866. Nella piccola serie documentaria vi è anche la minuta di una risposta del Pisani al Bottero. Si tratta di materiale assolutamente inedito che non sarà privo di interesse proporre all’attenzione dei nostri lettori.

Prima lettera Torino sei marzo 1863 

“”” Caro Pisani,

non sò in qual tetro momento di disperazione o peggio tu habbi scritto l’articolo sul brigantaggio. So bensì che mettendomi nei panni di un napoletano mi pare che quanti ve n’ha in Torino sarebbero venuti a chiederti ragione delle tue parole con duelli all’ultimo sangue. Capisco che il duello non ti sgomenta, e sai che non isgomenta nemmeno me, ma il peggio sarebbe stato che quei napoletani avrebbero avuto dal lato loro anche l’opinione di molti piemontesi, perché in sostanza dopo tale articolo o si rompe l’unità, o la fa rompere l’Europa, o l’articolo è una violenza gratuita.

Se è tutta la popolazione, se il boia solo può finire la quistione, se dobbiamo inaugurare una polizia austriaca, allora evidentemente, l’Europa ci direbbe: << voi siete stranieri nel mezzogiorno d’Italia poiché vi fate ciò che i russi sono costretti a fare in Polonia, e gli austriaci nella Venezia. Dunque andate via>>. Io non so e l’Italia sia minacciata davvero di dissoluzione, ma fu sempre nostra politica di sostenere l’unità per il principio fa ciò che devi, avvenga che può. Non deve dunque venir da noi la confessione 1° di avere necessità di governare col boia; 2° di non saper governare colla libertà. Del resto spero che dopo riflessione sarai lieto che t’abbia risparmiata la pubblicazione d’un articolo che avrebbe lasciata indelebile sulla tua sigla C.P. ed anche sulla Gazzetta del Popolo il predicato di Corda e Sapone, cioè peggio che al povero Galateri! Ti prego di prendere a buona parte queste parole di vero amico e ti do una stretta di mano. “”

….Tratto dal “Alcune lettere inedite di G.B. Bottero nel centenario della morte” di Achille Ragazzoni, Andrea Viglongo & C. Editori, Torino, 1997.

 

di Achille Ragazzoni ©Riproduzione riservata
                  (10/08/2015)

 

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