La fuga Anglo Russa

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Napoli era sola. Gli alleati,  optarono invece per la più infamante soluzione di allontanarsi mentre ancora il nemico era lontano, abbandonando il campo senza aver sparato un sol colpo di fucile. Vigliaccheria e di bassezza.
Redazione

 

Russo-Ferdinando-RegnoDue-SicilieGli alleati Anglo-Russi abbandonano Il “Regno di Napoli” al suo destino.
Solo il 4 gennaio 1806 ( sedici giorni dopo) de Damas ( Generale rappresentante del Regno di Napoli e Sicilia ) seppe della riunione  perché gliene fu  recapitato il verbale e… gridò al tradimento! Ed aveva ragione perché l’impegno dei russi era di… “difendere e dare sicurezza…” al regno di Napoli ed a quello dovevano provvedere le truppe che lo Zar e gli inglesi avevano qui inviate.  Il verbale era accompagnato da una lettera del Generale Lacy a de Damas ove si giustificava il provvedimento con l’incapacità di opporsi all’Armata francese di Massena che, a suo dire, era ora forte di 40.000 uomini e stava procedendo verso Sud. Essendo in inferiorità di forze i russi e gli inglesi avevano optato per un ripiegamento “ senza perdite” verso la Calabria ove costituire un più solido fronte difensivo. La lettera di Lacy portava, in calce, in “ post scriptum” di pugno dell’inglese Generale Craig che dichiarava di non condividere la scelta del nuovo fronte difensivo ritenendo più logico reimbarcare le truppe in vista di un futuro e più redditizio impiego.

Il Generale de Damas, allibito, rilesse più volte quei documenti prima di esplodere d’ira per l’indegna condotta di quegli “ alleati”. Essi non avevano neppure preso in considerazione l’eventualità di tentare una manovra di logoramento appoggiata alle due linee difensive naturali del Fiume Garigliano e del Fiume Volturno ed alle fortificazioni di Gaeta e di Capua, sulle quali con forze ridotte e pochi danni avrebbero potuto  rallentare l’avanzata nemica infliggendogli perdite sicuramente pesanti nel forzamento dei due corsi d’acqua. Essi optarono invece per la più infamante soluzione di allontanarsi mentre ancora il nemico era lontano, abbandonando il campo senza aver sparato un sol colpo di fucile. Ora Napoli era sola!

Il generale  borbonico aveva assoluto bisogno di consultarsi con i Sovrani  per avere da loro disposizioni sul da farsi. Il gennaio 1806 si mise in viaggio alla volta del Capitale  durante il quale fu raggiunto da un corriere proveniente da Napoli che  gli consegnò un dispaccio della Regina che lo invitava a presentarsi “ prima di sera” a Ferdinando IV per decidere sull’opportunità di resistere all’invasione a Nord della Capitale o ripiegare sulla Calabria …con, possibile destinazione finale la Sicilia.
Mentre de Damas raggiungeva Napoli il Generale Lacy ricevette, a sua volta, una lettera dello Zar che gli impartiva disposizioni per io reimbarco ma solo se il nemico non era ancora penetrato in territorio napoletano.
L’ordine dello Zar aveva una sua logica: con l’assenza dal territorio napoletano di truppe alleate veniva restaurato lo stato di neutralità del Regno e lo sganciamento non avrebbe avuto l’amaro sapore di una disonorevole fuga. Ma Lacy non volle neppure attendere che il nemico si avvicinasse ai confini del Regno ed imparti immediatamente alle sue truppe l’ordine di predisporsi al reimbarco con destinazione Corfù.

Alle 3 di notte del gennaio 1806 de Damas e l’Ambasciatore russo a Napoli Tatistcheff lo raggiunsero a Teano per convincerlo della necessità di rinviare l’imbarco stabilendo una temporanea linea difensiva sul Fiume Garigliano che desse tempo all’Armata napoletana di ripiegare velocemente dall’Abruzzo verso la Capitale e rafforzarne le difese nel tentativo di bloccare i francesi. Di fronte all’insistenza dei suoi due interlocutori Lacy diede ampie e false assicurazioni sulla esecutività di quel piano ma… il suo tono era palesemente in contrasto con quelle assicurazioni tant’è che de Damas non fidandosi del russo si rivolse all’Ambasciatore inglese Elliot con analoga richiesta ma ebbe una risposta solo vagamente possibilista. Avendo bussato vanamente alle porte degli Alleati de Damas rientrò a Napoli e riferì dei suoi tentativi infruttuosi per frenare la “fuga” anglo-russa. Ferdinando e Carolina ascoltarono sbalorditi la relazione del loro Comandante in Capo e furono travolti dall’ira e dal disgusto per quella squallida mistura di vigliaccheria e di bassezza che accomunava i loro alleati….

( ……. Tratto dal libro: “Ferdinando I°  dI Borbone Re delle Due Sicilie” di Filippo Russo, – Volume Secondo –  Grauseditore , Napoli, 2006, pag.2014)

 

    Redazione
(12/02/2015)

 

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