Migrazioni della preistoria, sono davvero avvenute?

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Le grandi migrazioni della preistoria, sono veramente avvenute? Molti dubbi, molti perché. Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica
di  Gianfredo Ruggiero

 

migrazioni-preistoria-homoLa teoria delle grandi migrazioni della storia non ci ha mai convinti, soprattutto oggi che viene utilizzata come paradigma per giustificare le ondate migratorie che stanno sconvolgendo l’Europa. La nostra contestazione si basa su semplici ragionamenti e altrettanto semplici rilievi.

Secondo la scienza ufficiale il genere umano (Homo Sapiens Sapiens) ha fatto la sua comparsa in Africa 500 mila anni fa. Le prime migrazioni dal continente africano verso tutto il mondo iniziarono, sempre stando alla paleontologia ufficiale, 120 mila anni fa e culminarono 15 mila anni fa quando gli uomini primitivi giunsero nel continente americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dal Canada.

La motivazione principale a sostegno della tesi migratoria è la scarsità di cibo dovuto all’ultima glaciazione (Würm) che spinse i primi uomini ad abbondonare l’Africa per sbarcare in Europa e poi nel resto del mondo.

Come abbiano fatto i nostri antenati, senza alcuna cognizione di dove fossero e dove stessero andando, a piedi, senza mezzi di trasporto (la ruota sarà introdotta dai Sumeri 12 mila anni più tardi), strumenti di orientamento e tracciati da seguire a scalare impervie catene montuose, attraversare fiumi, laghi e ghiacciai, terre sterminate e foreste impenetrabili è il primo dei numerosi quesiti a cui la scienza ufficiale non sa rispondere.

Inoltre, se in Africa le condizioni ambientali volgevano al peggio per quale motivo si incamminarono verso nord dove le condizioni erano addirittura proibitive? E perché mai in quella direzione, se non avevano nessuna conoscenza di cosa ci fosse al di fuori del loro ambiente? Cosa li spinse ad abbandonare l’Africa per andare in Europa e poi verso il Mar Glaciale Artico e da qui al Canada?

Come riuscirono a raggiungere, ad esempio, l’Australia, un continente situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico? Come fecero, a bordo di improbabili zattere, ad avventurarsi in mare aperto senza bussola e senza alcuna conoscenza delle stelle per orientarsi? Lo stesso vale per la Britannia, l’Irlanda e altre isole come l’Islanda e la Nuova Zelanda. Può essere stato l’istinto a guidarli? Tesi inverosimile se consideriamo che gli animali migratori vanno a svernare verso aree calde e ben definite e non certo all’avventura verso zone ancora più fredde. A meno che non ammettiamo un qualche intervento divino come quello che guidò la biblica attraversata del deserto.

Gli antropologi allineati al pensiero unico evoluzionista affermano concordi che gli homo sapiens sono passati dal continente asiatico a quello  americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dall’Alasca che all’epoca (Paleolitico) era completamente ghiacciato con temperature che se oggi arrivano a -50 gradi (nella località di Oimjakon in Siberia lo scienziato Sergej Obrucev il 26 gennaio del 1926 registrò la temperatura di 71,2 gradi sottozero), all’ora, in piena glaciazione, dovevano essere molto, molto più basse. Qualcuno ci vuole spiegare come hanno fatto a sopravvivere a quelle temperature essendo totalmente privi di attrezzature per ripararsi dal freddo glaciale? Come hanno fatto, camminando a piedi per anni, soprattutto i bambini e i neonati, a non morire assiderati?

Altro quesito senza risposta: i primi esseri umani erano organizzati in piccoli gruppi e nuclei familiari sparsi in un territorio immenso e scarsamente abitato. Come fecero quindi a “connettersi” per poi organizzare il lungo viaggio verso l’ignoto se si esprimevano a gesti e con mugugni animaleschi?

Un ulteriore elemento di dubbio riguarda i reperti. Una migrazione di massa come quella che secondo i teorici evoluzionisti ha determinato la diffusione dell’homo sapiens nel mondo, avrebbe dovuto disseminare di resti umani il loro camminino: dove sono?

Per consentire anche a poche unità di formare un nuovo insediamento nei luoghi di approdo, questa enorme massa di uomini, considerate le proibitive condizioni che hanno dovuto affrontare, avrebbe dovuto registrare migliaia e migliaia di morti per stenti, fame, mancanza di ripari e attrezzature per resistere alle intemperie o per gli assalti delle belve feroci. Il loro percorso avrebbe dovuto essere disseminato di resti, avremmo dovuto quindi trovare, a breve distanza l’uno dall’altro, grandi quantità di ossa umane. Invece nulla di tutto questo. Dopo secoli di scavi e ricerche sono stati scoperti solo pochissimi reperti ritrovati qua e là e che non confermano proprio nulla, se non esattamente il contrario: la vita umana è apparsa laddove e stata riscontrata.

La nostra opinione è che i paleontologi nelle loro formulazioni sono pesantemente condizionati dall’evoluzionismo. Per non contraddire Darwin, hanno elaborato la teoria secondo cui da un unico ceppo scimmiesco si è sviluppato l’uomo che poi è migrato ai quattro angoli della terra – come non si sa – dando origine alle odierne razze umane.

Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica. Non si vuole ammettere, per non sconfessare la teoria dell’evoluzione, che in un determinato momento sulla terra sono apparse le specie animali (e vegetali), differenti per area geografica, alcune delle quali sono giunte a noi come i coccodrilli, mentre altre si sono estinte (dinosauri e Mammuth). Allo stesso modo, nei vari continenti, in epoche presumibilmente diverse, è apparso l’uomo in tutte le sue varianti (razze) moltiplicandosi in funzione della sua capacità di adattamento alle diverse latitudini (in questo concordiamo con Darwin).

In conclusione, avendo a disposizione solo pochissimi elementi di analisi, ognuno di noi li può interpretare come gli pare o, addirittura, elaborare le più fantasiose teorie, tanto non si possono dimostrare…

Come sia apparsa la vita sulla terra e, soprattutto perché, è materia di filosofi e credenti, la scienza c’entra poco. Lasciamola stare e pensiamo a migliorare l’uomo, la cui unica “evoluzione” è stata quella di passare dalla clava alla bomba atomica.

Articolo tratto dal libro di Gianfredo Ruggiero di prossima pubblicazione ECOLOGIA SOCIALE, info:  https://excaliburitalia.wordpress.com 

 

 di Gianfredo Ruggiero
     (13/01/2017)

 

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