Film Catastrophe, cortocircuito di un naufragio

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Film Catastrophe, regia di Paul Grivas, presentato alla Cinémathèque Française nella grande retrospettiva in corso su Jean-Luc Godard, dopo le proiezioni al Lincoln Center, alla Viennale, ad Art Basel e al Cinema du Rée
di Giampiero Raganelli 

Film Catastrophe, cortocircuito di un naufragioFilm Catastrophe, è un’opera di Paul Grivas, stretto collaboratore di Godard, che crea una risonanza tra le riprese di Film socialisme e il successivo naufragio di quella nave, la Costa Concordia, che di quel film è stato uno dei set.

E la nave va…

All’inizio del 2010 Jean-Luc Godard ha girato Film socialisme, in incognito a bordo della nave da crociera Costa Concordia. Due anni dopo la stessa nave è affondata nel Mar Mediterraneo. [sinossi]

Il 13 gennaio del 2012 avvenne il tragico disastro al largo dell’Isola del Giglio della Costa Concordia, la nave di crociera comandata dal capitano Schettino, assurto subito a esempio dell’italica mediocrità. Guardando quell’evento in chiave cinematografica, potremmo leggere l’azione di Schettino come un remake del Titanic e dei tantissimi film sul transatlantico. Ma anche come l’affondamento, iconoclastico, del set di uno dei più grandi registi viventi, Jean-Luc Godard, che proprio sulla Costa Concordia aveva girato il primo movimento del suo Film socialisme, nel 2010. Alla luce del disastro avvenuto potremmo rivedere il film di Godard secondo la famosa teorizzazione di Kubrick sulla suspense nel girare un film sul Titanic, ovvero di una storia di cui si conosce la fine. Ma Film socialisme era già un’opera con un senso fortissimo di decadenza e agonia delle ideologie del Novecento, come uno spin off dei crolli del secolo breve. Godard filmava una nave metaforica nel suo procedere verso un percorso di inabissamento.

Tra i due eventi, le riprese di Film socialisme e il successivo naufragio della nave, viene ora fatta una connessione in Film catastrophe, definibile per comodità come un documentario, a opera di Paul Grivas, collaboratore stretto di Godard per gli ultimi suoi film, tra i quali Film socialisme nella ridottissima troupe, nonché nipote del cineasta. Film catastrophe è stato presentato ora alla Cinémathèque Française, nell’ambito della grande retrospettiva su Godard, dopo i vari passaggi al Lincoln Center, alla Viennale, ad Art Basel e al Cinema du Réel. E ora, dal 26 febbraio, il film sarà disponibile gratuitamente online, nel puro spirito godardiano (qui il link per lo streaming).

Jean-Luc Godard, con la sua piccola troupe, gira Film socialisme sulla nave, completamente ignorato dai croceristi, immersi nel lusso sfrenato e pacchiano, che ballano nella balera kitsch sotto lo sguardo perplesso di Godard, inconsapevoli di avere a bordo un grande cineasta, che probabilmente non sanno nemmeno chi sia, come neppure Patti Smith, che nel film è una degli interpreti. Rappresentano l’arroganza del capitalismo. Film catastrophe non è semplicemente il making of di Film socialisme, per quanto contenga molte immagini di scena, tra cui quella, stupenda, di Godard che gioca a palla sul ponte, così come gli outtake, le scene scartate dal suo rough-cut. Ma è un dialogo continuo di immagini tra i due eventi che hanno avuto come teatro la Costa Concordia, un mescolare di scene comprensive di quelle girate da telefonini o telecamerine dei passeggeri mentre stavano evacuando la nave. Il cortocircuito di un naufragio, l’anatomia di un disastro (annunciato) in una poltiglia di immagini delle definizioni e dei formati più diversi. Immagini labili, sgranate, pixellate, insieme ad altre ad alta definizione. Grivas gioca tantissimo sulle immagini interne, sui quadri secondari, con momenti in cui si fotografa la macchina da presa e ciò che sta riprendendo, o in cui il cellulare riprende entrambi. Sono come quelle matrioske che si vedono su un tavolo. A volte ironicamente sono le immagini di scena a essere di definizione più alta rispetto a quelle del film “vero”.

Il naufragio della Costa Concordia è forse anche quello di un cinema, di un modo di organizzare le riprese che va scomparendo. Godard, che aveva rotto tutti gli schemi, narrativi e nel modo di riprendere che teorizzava quale atto morale, ne è uno degli ultimi rappresentanti. Anche se usa il digitale e pratica un cinema povero, artigianale, ma pur sempre cinema, che usa un doppio battito delle mani al posto del ciak che impiegherà solo una volta nella scena con Patti Smith. E rimane, nel mostrare gli infiniti outtake della stessa scena, come una ripetizione infinita nel girato, della donna che sta origlia dalla porta della cabina, l’idea di cinema come la cristallizzazione delle infinite scene possibili. E il transatlantico votato al naufragio contiene anche il cinéma de papa, nella citazione de Il bandito della Casbah (Pépé le Moko) di Julien Duvivier. Rimane il mare, una via di fuga, le cui immagini ricorrono sempre ad definizione. Quel mare che inghiottirà tutto. (  https://quinlan.it/ )

 

  di Giampiero Raganelli
     (02/03/2020)

 

 

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