Giuseppe Garibaldi nel Bicentenario

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Le considerazioni di Garibaldi sulla questione del “fare gli Italiani”saranno illustrate e commentate a Bolzano il prossimo 16 novembre dal prof. Franco Tamassia dell’Università di Cassino nel corso della Lectio Magistralis che inaugurerà il convegno.
di Michele Luongo

 

Achille-Ragazzoni
Achille Ragazzoni

Giuseppe Garibaldi nel Bicentenario ( 04.07.1807 a Nizza – a Caprera 02. 06. 1882 )
Il 04 luglio 2007 ricorreva il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Un eroe del Risorgimento italiano,  che ha contributo in modo determinante  all’Unità d’Italia ( 1861 ). Lottando in prima persona ha portato sui campi di battaglia,   la ricchezza degli ideali contro l’occupazione del  Regno Borbonico, degli austriaci , dei francesi e del papato. 

L’ultimo periodo della sua vita lo trascorre a Caprera, il 02 giugno 1882,  il suo stato di salute peggiora, si acuisce la bronchite, il catarro rende il respiro affannoso, un’infiammazione alla gola inceppa la parola; sopravviene la paralisi faringea: non riesce ad assumere neanche una goccia d’acqua, deve essere alimentato artificialmente. Alle 18.22 del 02 giugno 1887, si spegne. La notizia è diffusa nel mondo dal telegrafo.

Più che raccontare la sua biografica trovo interessante, invece, approfondire il personaggio Garibaldi e in questo ci aiuta il dr. Achille Ragazzoni , storico ed esperto del Risorgimento e Presidente del Comitato Risorgimentale di Bolzano. 

Valori, ideali, libertà è questo l’uomo Garibaldi che ha sempre portato avanti il suo credo , la sua lotta anche in condizioni estreme. Da sempre la storia lo considera “ Eroe”, oggi ci chiediamo cosa vuol dire eroe ? Essere un nuovo Garibaldi ?
Oggi il mondo è cambiato, però non è cambiata la natura umana, quindi le virtù eroiche sono più che mai valide, non bisogna identificarle solo con le virtù eroiche sul campo di battaglia. Essere eroe oggi (ma l’eroismo, come peraltro la santità sono sempre stata merce rara, da che mondo e mondo…) significa anteporre il bene della Comunità al proprio. E’ più facile a dirsi che a farsi…mi ricordo una frase di un autore a me caro, prematuramente scomparso: “Ciò che non perdono al mio tempo non è di essere vile, ma di creare un alibi alla propria viltà diffamando gli eroi…”

Garibaldi difendeva la libertà. In Italia è stato quasi sempre osteggiato, eppure in altri Stati come l’ Uruguay, il Brasile e la stessa Inghilterra lo hanno osannato . Possiamo dire che la storia, oggi si ripete?
Ho assistito ad una conferenza in cui l’ambasciatore dell’Uruguay ha detto cose commoventi su Garibaldi. Da noi, al Senato, la commemorazione ufficiale è stata molto fiacca, forse perché Garibaldi incarna, sostanzialmente, delle virtù guerriere, oggi politicamente assai poco corrette (nell’Ottocento era chiamato il Generale per antonomasia)… A qualcuno dà fastidio il fatto che Garibaldi abbia dimostrato che gli Italiani non sono bravi solo nel cantare e nel far la corte alle ragazze ma che, quando è il caso, sanno essere degli ottimi soldati 

Mazzini e Garibaldi oltre all’ideale di libertà,  simili e diversi ?
Sono grandi tutti e due: Mazzini fu uno spirito profondamente religioso, al limite del misticismo, Garibaldi fu, invece, portatore di una spiritualità più “guerriera” e, inoltre, per fare l’Italia mise in soffitta le proprie idee politiche repubblicane, non fu mai settario.

In una sola parola la storia , di un ideale di un uomo: “Obbedisco ”. Secondo lei oggi ci sarebbero uomini degni di tale gesto ?
Il celebre “Obbedisco” dà la misura del vero Eroe: lui, vittorioso, costretto a lasciare il Trentino. Le più grandi battaglie che si combattono sono quelle contro se stessi ed è molto difficile vincerle, Garibaldi vi riuscì… Non vedo oggi uomini in grado di compiere gesti del genere. 

A volte l’attualità della storia è sorprendente e ci fa riflettere. Mi viene in mente la frase: “Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” , coniata da Ferdinando Martini nel 1896 per sintetizzare un concetto di Massimo D’Azeglio (predecessore di Cavour alla guida del governo sabaudo), conserva ancora tutto il suo vigore garibaldino ?
Anche Garibaldi si pose il problema del “fare gli Italiani”, ossia di quei valori attorno ai quali il nostro popolo, che ha avuto storie e tradizioni giuridiche diverse, diviso com’era in tanti piccoli Stati, si dovrebbe sentire unito. Solo la prima guerra mondiale ha, perlomeno in parte “fatto gli Italiani”, unendo nelle trincee tanta gente diversa che scoprì, in maniera tragica, cosa volesse dire far parte di un popolo unito. Le considerazioni di Garibaldi sulla questione del “fare gli Italiani” saranno illustrate e commentate a Bolzano il prossimo 16 novembre dal prof. Franco Tamassia dell’Università di Cassino nel corso della Lectio Magistralis che inaugurerà il convegno “Garibaldi e l’identità nizzarda”

Lei  ha avuto modo di incontrare il nipote di Garibaldi. Ci vuole tracciare un ritratto?
Giuseppe Garibaldi, pronipote dell’Eroe dei Due Mondi ( è figlio del valoroso generale Ezio, figlio a sua volta di Ricciotti, figlio di Giuseppe ed Anita) è una persona molto seria, dirige un prestigioso Istituto di studi garibaldini e fa di tutto per tenere alta la bandiera dei valori risorgimentali, è sempre molto attivo a Caprera, Nizza, Roma ed è sempre presente, quando può, là dove si difende e si divulga la tradizione garibaldina.

Chi è Garibaldi per la storia ? Chi è Garibaldi per lo storico Ragazzoni ?
Per la storia è colui che ha messo la sua spada al servizio dell’Unità d’Italia. Per me, e lo dico seriamente anche se so che pochi mi capiranno, è l’incarnazione di un  Nume, l’incarnazione del più puro e nobile Genio della Stirpe Italica. Virgilio, Dante, Garibaldi, ecco la tradizione cui mi rifaccio, ecco il simbolo di quanto per me è più Sacro…

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (05/11/2007)

 

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