Io sono forza del Passato

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Dal punto di vista storico, i contrasti si conciliano fondamentalmente nel Risorgimento, epoca di mutamenti sociali, economici e culturali in cui tutte le regioni italiane.

 Redazione

 

Salisburgo ( Austria ) – Non lontano dalla Fervida realtà di Milano, hotspot dell’arte contemporanea italiana e,al contempo, punto di partenza di quest’esposizione, si trova una città universitaria all’avanguardia sul piano intellettuale, ovvero Bologna. Un luogo del pensiero improntato alla critica sociale e anche città natale dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini.
Milano – Bologna, due elementi contrastanti come quelli che spesso si rinvengono in Italia dove s’incontrano industria e ruralità, design e Kitsch, tradizione e ultimo grido, dove il nord e il sud possono ancora essere separati da confini apparentemente  invalicabili. Tuttavia, un’osservazione più attenta ci spinge a effettuare un tentativo, quello cioè di affrancare quest’opposizione dai luoghi comuni e, con l’ausilio del concetto di dialettica, di spiegare cose polarmente opposte la cui conciliazione consente il progresso .

Dal punto di vista storico, i contrasti si conciliano fondamentalmente nel Risorgimento, epoca di mutamenti sociali, economici e culturali in cui tutte le regioni italiane sono giunte a un’unità politica entro il 1870. Se oggi, nel contesto dell’Unione Europea, si parla di un’ Europa delle regioni, ecco che forse questa è anche la definizione più adatta alla natura culturale e politica del Belpaese.

I versi “io sono una forza del passato” aprono una poesia programmatica  di Pier Paolo Pasolini. Pasolini, che per tutta la vita ha intrattenuto uno stretto legame con la madre, evoca la forza del passato, dell’uomo alle soglie del progresso che nelle proprie viscere in sé quello che è già stato:

Io sono forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.

Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle  pale d’altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.

 Pasolini era di origine borghese, ma si sentiva legato soprattutto alle persone meno privilegiate, quelle delle borgate, delle periferie romane. Ciò generò un conflitto interiore, una scissione che lo scrittore e regista nascose dietro l’atteggiamento critico verso gli avvenimenti del tempo, un dissidio che è anche espressione poetica del suo senso estetico:

Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli , le mattine
Su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso e chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
Più moderno d’ogni moderno
A cercare i fratelli che non sono più.

Come in molti letterati italiani del dopoguerra, il linguaggio di Pasolini è duro e realistico, ma nelle lirica esso è anche poetico.
 

… tratto da  catalogo HARGART 7, una forza del passato,  di Lioba Reddeker, Ed. Hangart-7, 2009- Salisburgo – Austria

 

    Redazione
 (05/10/2015)

 

 

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