Chiusura frontiera del Brennero, un’autoevirazione

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Ripristinare i controlli alle frontiere interne è masochismo allo stato puro. Chiusura frontiera del Brennero, premessa di un disastro.
di Davide Giacalone

 

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Confine del Brennero, transito camion

Chiusura frontiera del Brennero. Come l’autoevirazione per dispetto muliebre la chiusura della frontiera del Brennero e i maggiori controlli, con l’eventualità che venga meno la libera circolazione nell’area Schengen, è da dimostrare che avrebbe la capacità di bloccare la permeabilità ai clandestini (che esistono da ben prima dell’Unione europea), mentre è certo che arrecherebbe un pesante danno economico ai commerci europei (cosa che dovrebbe preoccuparci, visto che si reggiamo sulle esportazioni).
Dal Brennero passano, ogni giorno, 40 mila veicoli. Il 30% sono trasporti di merci. La coda dei camion, in condizioni normali, può raggiungere gli 80 chilometri. Ma scorrono, sebbene lentamente. Se si dovessero fare maggiori controlli, uno a uno, il valico si paralizzerebbe. Una simile procedura nelle frontiere interne porterebbe, per i soli ritardi, a un danno di una decina di miliardi. Basta un pizzico di ragionevolezza per rendersi conto che questa non è la soluzione di un problema, ma la creazione di un problema ulteriore. In questa follia è ritratta la condizione in cui si trova la nostra Europa: l’incapacità di gestire i problemi al solo livello possibile, ovvero europeo, provoca reazioni dialettali dissennate.

Chiusura frontiera del Brennero. Ripristinare i controlli alle frontiere interne è masochismo allo stato puro. Ma è anche il frutto del non avere saputo fare la cosa più ovvia e conveniente: rendere comuni e condivisi i controlli (quindi gli accoglimenti e i respingimenti) alle frontiere esterne. E non si è fatto per la cecità egoista di chi aveva frontiere solo interne e lo sciocco profittare di chi prende soldi per presidiare quelle proprie, ove esterne. Entrambe uniti dal non volere e sapere dire alla propria popolazione, quindi al proprio elettorato, che la bellezza dello spazio comune e della libera circolazione, ovvero quanto ai più giovani sembra naturale e ovvio, comporta una cessione di sovranità nel controllo di chi vi entra dall’esterno. La vigliaccheria e la misera furbizia hanno posto le premesse del disastro.

Non diversamente da quel che accade in campo economico. Mario Draghi continua a ripetere che la Banca centrale europea non mollerà il presidio dell’euro e la politica espansiva adottata, ma anche che non basta, che la zona è vulnerabile, perché la costruzione monetaria è incompiuta. Sono comprensibili, e naturalmente legittimi, i sentimenti di chi vuole tornare indietro, unendo al dialetto delle politiche anche quello delle monete. Dissento, ma è essenziale che possano esprimersi e farsi valere. Si chiama democrazia. Non è comprensibile, ancor meno accettabile, che chi capisce la negatività del rinculo sia poi incosciente al punto da supporre che si possa restare dove siamo. E’ pericolosissimo. La Banca d’Italia ha finalmente detto quel che qui provavamo a sostenere: senza le scelte della Bce l’Italia sarebbe ancora in recessione. Ma anziché trarne forza per operare il risanamento, fin qui posticipato, e aggredire il debito, fin qui accresciuto, non si fa che lamentarsi su un presunto rigore delle politiche europee, che altro non sarebbe, in fin dei conti, se non l’impedimento a continuare a far regali improduttivi a chiunque abbia diritto di voto. Aumentando il deficit, quindi poi il debito. Questa non è solo l’Italia dialettale, è anche la peggiore riproposizione del clientelismo disfunzionale.

Sul fronte istituzionale l’ultimo caso è esemplare: il Parlamento europeo approva un nuovo quadro di rapporti con l’Ucraina (di cui si potrebbe discutere, ma è questione diversa); 400mila olandesi chiedono un referendum consultivo (di cosa?); va a votare poco più del 30% degli elettori, che bocciano quel che il Parlamento Ue aveva approvato. Consultivamente. Che senso ha? O votano tutti gli europei o nessuno, altrimenti una minoranza di un solo Paese determina o blocca le scelte di tutti. Scombiccherato assai.

Chiusura frontiera del Brennero . L’Ue, come anche l’Italia, è zona forte e ricca. Non solo capace di uscire dalla crisi, ma anche di crescere ben più delle asfittiche stime attuali (puntualmente riviste al ribasso). Ma è fiaccata e rintronata da vasti strati della popolazione oramai persuasi che consumare senza produrre sia un diritto e da classi politiche miserrime, che si disputano il voto dei mantenuti e degli arrabbiati, sperando di dimostrare che le colpe stanno tutte al di là delle proprie frontiere. Talché, appunto, minacciano di chiuderle. Tagliarselo, insomma, non sarebbe solo la rinuncia alla capacità riproduttiva, ma anche la separazione da quella che sembra essere la sola parte pensante di un corpo viziato dall’abbondanza a scrocco. ( www.davidegiacalone.it )

 

di Davide Giacalone ©Riproduzione riservata
                   (12/04/2016)

 

 

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