L’ EXPO a Sud di Milano

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Le nostre eccellenze del Sud, il caciocavallo podolico, il pecorino, le mozzarelle di bufala, le castagne, le nocciole,  il pane , i vini, una moltitudine di tradizioni .
di Vincenzo D’Alessio

 

 

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Expo Spazio Irpinia, Calabria

Sono felice che l’EXPO di Milano accoglie anche un po’ dell’ IRPINIA. Cerco di farmene una ragione che queste manifestazioni vengono organizzate sempre al Nord mentre dovrebbero essere organizzate proprio nelle terre del Sud che hanno bisogno di ripresa, di osmosi con le nazioni del Pianeta, specialmente quando parliamo di alimentazione. 
Siamo quasi sette miliardi di uomini sul pianeta Terra e pochi miliardi di mammiferi di altre specie perché l’uomo sta letteralmente divorando le risorse rimanenti creando una spaccatura irrimediabile tra i poveri e i ricchi, tra coloro che centellinano ogni grammo di riso e quanti affidano alla spazzatura il cibo superfluo.
Non comprendo, se non per dimenticanza da parte di chi organizza, che i Greci popolo civilissimo nei secoli che precedettero l’avvento dell’Impero Romano, si insediarono nel Sud di questa stretta penisola dando origine ad una florida economia alla quale hanno dato nei secoli a venire la definizione di “ Magna Graecia” . Quell’aggettivo “grande” non è andato perso poiché dopo duemilacinquecento anni le vestigia di questa civiltà sono contemplate in luoghi preposti alla loro protezione: i Musei.

Allestendo l’EXPO a Sud di Milano avrebbero dato al Sud : posti di lavoro, strutture da utilizzare finita l’esposizione, economia alle piccole e medie imprese che stentano ad affermarsi in campo internazionale perché poco conosciute. Abbiamo anche noi, in Irpinia, le nostre Fiere: quella Interregionale di Calitri, quella Campionaria di Venticano, e tantissimi piccoli artigiani che producono eccellenze in luoghi poco raggiungibili per la scarsa viabilità interna.

Parlo di Zungoli, con il suo caciocavallo podolico; Montella con i suoi formaggi; Carmasciano con il pecorino. Le mozzarelle di Bufala dell’area di Paestum, le ricotte, gli yogurt. Le castagne, le nocciole delle terre “ d’avellano”, che nulla hanno da invidiare a quelle del Piemonte se non di essere meno pubblicizzate.  Il profumato pane di Montecalvo, di Chiusano San Domenico, di Volturara Irpinia, di Bagnoli, di Calitri, di Passo Serra , di Cairano, di Bisaccia, e la ruota di pane di Sant’Andrea di Conza, in ogni comunità una centenaria tradizione di panificatori. E i vini stupendi come il Greco, il Taurasi e tutti quei vini che trasudano il sapore millenario delle pomici  del “ Vesevo”. Le cantine “ Mastroberardino”,  in questo caso sono una tradizione familiare che nulla ha da invidiare al mondo.

Quante mani e quante voci passano nell’EXPO giornaliera che la nostra antica terra affronta sfamando anche i nuovi venuti, gli immigrati, i richiedenti asilo, le genti che ritornano nelle comunità albanesi, presenti da secoli nelle nostre aree, quelle che si formano lentamente prendendo il posto di una popolazione autoctona divenuta sempre più anziana, più debole e meno assistita. 
Alimentare questi flussi non è cosa facile ma da noi, dove l’ospitalità l’abbiamo assunta come credo di vita,  riesce facile dividere il pezzo di pane, più difficile dividere il lavoro continuativo perché manca da troppo tempo.

E infine, il sole delle nostre aree che bacia tutti questi prodotti che potrebbero essere a chilometri zero, migliorando la viabilità interna, il profumo del mare Tirreno, purissimo,  che ci guarda mentre consumiamo la nostra frolla calda, mattutina, con il profumo del caffè a pochi passi dai Templi di Paestum, impensabile nell’area dell’EXPO di quest’anno. Sarà per la prossima volta…. 

 

   di Vincenzo D’Alessio
      (29/06/2015)

 

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