Sergio Romano, la politica, la società

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In un certo senso si, sono dei leader carismatici. Anche De Gaulle è stato un leader carismatico, come Churchill con la differenza che i loro paesi hanno istituzioni più solide. Ho l’impressione che gli uomini politici, in questo momento particolarmente impopolari, riflettono il Paese con i loro vizi. 
di  Michele Luongo

 

SERGIO-ROMANO
Sergio Romano

Verona – Sergio Romano, storico, giornalista, diplomatico italiano a Londra, Parigi, Mosca, Nato, firma autorevole di testate giornalistiche, soprattutto prezioso testimone della nostra storia, l’abbiamo incontrato a Verona alla Fondazione Masi, per il ritiro del XXXII Premio Masi. Ascoltarlo è un piacere cui non si vorrebbe mai porre fine, ha una straordinaria visione globale della storia.
Quale è il suo pensiero sulla politica attuale? Non è una domanda da poco. Mi sembra meglio dell’altro ieri, cioè meglio di due, tre giorni fa, perché un po’ di chiarimenti ci sono stati. Vede, uno dei maggiori problemi del partito di Berlusconi, è il fatto di essere un partito molto diverso da qualsiasi altra forza politica, è un partito che appartiene al fondatore  e il cui fondatore è sia il leader indiscusso, sia la fonte di gran parte dei consensi che il partito  ha ottenuto. Le  difficoltà di Berlusconi, quindi, non sono mai state affrontate come sarebbero state affrontate in qualsiasi altro partito politico dove i giovani ambiziosi, intorno al leader in difficoltà , lo l’avrebbero messo fuori gioco, com’è accaduto con la signora Thatcher ad esempio. In Forza Italia o nel Pdl, invece, questo non si poteva fare perché Berlusconi era in qualche modo il partito, il proprietario del partito, il fattore di consenso per tutte queste ragioni, la situazione era in qualche modo bloccata sul centro destra. Adesso si sono verificate un certo numero di circostanze, fra le quali alcuni  passi falsi di Berlusconi nelle ultime settimane e qualcuno si è ribellato.

Siamo in una fase di evoluzione politica?
Siamo all’inizio della riorganizzazione del Centro Destra.

La realtà politica italiana è sempre così lontana dalla realtà del Paese?
Lei è sicuro che sia così lontana?

E’ quello che si percepisce …
Ho l’impressione che gli uomini politici, in questo momento particolarmente impopolari, riflettono il Paese con i loro vizi  e  le loro virtù, perché qualche volta hanno anche quelle.  Il Paese è questo.

C’è poco da fare?
Il Paese è questo nel bene e nel male. Adesso siamo tutti indignati per la corruzione, ma il Paese ne è dentro fino al collo: lavoro nero, evasione fiscale, tribalismo, clientelismo. Sono queste le sue caratteristiche.

Per governare ci vuole la maggioranza, Lei cambierebbe l’attuale sistema elettorale?
Il sistema elettorale italiano non è una questione di preferenza. Bisogna cambiarlo per una ragione molto semplice, perché è stato concepito  in funzione di un’Italia che non esiste più.
Un’Italia tendenzialmente bipolare, piaceva anche alle sinistre, anche se il premio di maggioranza è troppo esagerato, per di più è conferito con criteri diversi dalla Camera al Senato, creando la possibilità di due diverse maggioranza. Comunque, fin  quando c’erano due partiti che si contendevano il potere poteva anche andare bene, ma adesso con un terzo partito quale il M5S bisognerà cambiarla. Questa legge non è fatta per tre blocchi, è  fatta per due blocchi.

Lei pensa che il M5S durerà o è solo un’espressione di malcontento?
Sono stato molto impressionato, in negativo, dalle mosse di Berlusconi: facendo  dimettere deputati, e  ministri, ha creato nel  Paese un gran sconcerto che, in qualche modo, colpisce ambedue i maggiori partiti, mentre i sondaggi hanno dimostrato che i M5S in questo ci guadagnavano. Noi, avevamo una straordinaria occasione fin dall’inizio della legislatura, fin dal momento in cui  M5S è arrivato in parlamento, avevamo capito che erano dei dilettanti e che se gli davamo un pò di tempo o imparavano, o gli italiani si sarebbero accorti che non si poteva rivotarli.

Un cambiamento che poi, mi sembra non ci sia stato …
Si, appunto, stavano incominciando a deludere,  non sapevano esattamente cosa fare. Adesso, invece, le mosse di Berlusconi hanno in qualche modo ridato lustro a questo M5S. 

Mussolini a Piazzale Loreto, Craxi con le  monetine, poi, e finito all’estero, verso Berlusconi un’evidente cattiveria, soprattutto, sul web, ma siamo maturi per la vera democrazia?

No. Le democrazie sono in cattive condizioni un po’dovunque. Pensi un po’ quello che sta accadendo negli Stati Uniti in questo momento, questa battaglia per il bilancio, questa chiusura del governo, lo Stato che non paga, ma dove siamo. Non  funzionano così  le democrazie.

Di questi tre passaggi storici a distanza di trent’anni, c’è qualcosa che li unisce?
In un certo senso si, sono dei leader carismatici. Anche De Gaulle è stato un leader carismatico, come Churchill con la differenza che i loro paesi hanno istituzioni più solide, più collaudate nel tempo, quindi più capaci di fare fronte alle crisi nei momenti difficili. Noi, invece, siamo più fragili, abbiamo un Sud che è diverso dal Nord, sono due paesi con strutture, cultura, stili e storie diverse. Una legge che va bene per il Nord  non è scontata che vada bene per il Sud e viceversa.

Una divisione reale per l’Italia bisogna viverla così , o c’è qualche soluzione?
Dividere il Paese che era il sogno della Lega, si è dimostrato totalmente impraticabile. Il federalismo si è dimostrato troppo costoso, soprattutto,  in un Paese, dove i soldi sono spesi in modo clientelare. Direi che le cose che per un certo periodo avevamo pensato come terapeutiche è meglio abbandonarle. Allora si tira avanti, la mia speranza è che tiri avanti anche l’Europa, nel senso che l’Europa a un certo punto  assorba alcuni dei problemi italiani. Certo che in crisi economica, in recessione tutto diventa più complicato, perché non ci sono denari da distribuire.

Un Sud sempre in ritardo, è la politica, l’inefficienza o altro?
Innanzitutto, come dicevamo prima, la politica è quasi sempre lo specchio del Paese. Perché il meridionale appena se ne va dal Sud non solo fa fortuna, ma fa fortuna con laboriosità, l’intelligenza e la fantasia,  perché? Perché non lo fa al Sud?

Capisco,  ma non dimentichiamo l’influenza della criminalità?
Certo, influisce perchè a un certo punto distorce i mercati.

E’normale che dopo cent’anni si parli ancora di mafie?
E’ dov’è il meridionale? Mi spieghi …

Io, direi che la mafia fa anche comodo alla politica.
Si, ma fa comodo anche alla società. Perché, attenzione, la società brontola, protesta, ma la mafia in certe circostanze e condizioni diviene anche un datore di lavoro. Non è tutto sporco, non bisogna necessariamente andare in giro a smerciare droga, la mafia fa quello e fa tante altre cose, ma ad un certo punto si finisce per esserne anche un po’ prigionieri. Non diventeremo mai soci, collaboratori, partners della mafia,  ma in qualche modo capiremo che la situazione non è trasparente e che la nostra vita viene prima di tutto…

Un’ultima domanda, fra cinquant’anni come sarà la storia dell’Italia?
Questo bisogna chiederlo a un trent’enne che fra cinquant’anni avrà ottant’anni.

 

di Michele Luongo  ©Riproduzione riservata
                  (06/10/2013)

 

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