Sul palco Mance, la leggenda

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Junior Mance, la leggenda, al Teatro Manzoni, e  nel suo stile di ricerca, evoluzione ci regala straordinari mondi sonori. 
di Michele Luongo

 

Juonior-Mance-Milano-Manzoni
Juonior Mance

Milano -Nell’ambito della programmazione “Aperitivo Jazz” domenica scorsa l’esibizione di una vera leggenda del Jazz, Junior Mance. Funky, Soul, Bebop, jazz, è un’infinita estensione sonora quella del grande pianista Mance che, per i suoi ottantacinque anni di età e i settantacinque di anni carriera, ha scelto il palco del Teatro Manzoni di Milano per la prima in Italia. 
Junior Mance ha suonato con Gene Ammons, con il tenorista Lester Young, con Roy Haynes,  Charlie Parker, Coleman Hawkins, Eddie ,  solo per citarne alcuni. 
Intensi applausi hanno accolto “Junior Mance Trio”, al piano Mance,  al contrabbasso Hide Tanaka, al violino Michi Fuji ( sua allieva), strumento  inusuale, ma nel suo stile di ricerca, evoluzione, ancora una volta Mance ci regala straordinari mondi sonori.

Dalle prime note già si ascolta una grande musica, è evidente, il concerto è un evento.
L’armonia pianistica di Mance, abbraccia la stupenda voce del violino di Fuji, il contrabbasso di Tanaka, è come il suono di un fiume,  una continua fermezza, una grande  carezza nei tempi musicali che Mance con assoluta umiltà scandisce con tocchi  ora leggeri come una piuma, ora liberi ma decisi,  è una  bellissima limpidezza musicale. E’ puro jazz, di alta scuola, ti coinvolge e trasmette estasi che il pubblico sottolinea con numerosi e intensi applausi. 

Fuji, sbalordisce, le corde del violino divengono voce di  blues- jazz, e Tanaka con il contrabbasso ci rilascia dei sublimi assoli che Junior Mance ricama con estrema delicatezza l’essenza della melodia.

Un Trio per un concerto eccellente,  non poteva essere in modo diverso il compleanno di Juonior Mance, grandi ed intensi applausi da parte del pubblico, fino al bis, ma il pubblico non ancora sazio di tanta bellezza sonora scandisce lunghi applausi per un doppio bis e Mance si lascia alla cosa più bella, quella di suonare il suo piano, sembra un ragazzino, e continua fino all’ovazione da parte del pubblico. Poi, nel  foyer del teatro, sorride e firma autografi, è una gioia guardarlo come la bellezza della sua musica.

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (04/12/2013)

 

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