Cucina e riflessioni con un ritmo incessante

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Cucina e riflessioni per un ritmo incessante, con il passare delle ore ci si avvicina all’ora di punta e il tempo stringe, si susseguono le ordinazioni.

di Michele Luongo

 

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Andrea Castelli in La Cucina

Cucina e riflessioni al Teatro Comunale di Pergine, la nuova produzione Teatro Stabile di Bolzano, Coordinamento Teatrale Trentino, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, “La Cucina” di Arnold Wesker, è andata in scena mercoledì scorso con la regia di Marco Bernardi.

La Nuova Compagnia Teatrale con Andrea Castelli e ventiquattro attori trentini e altoatesini, mercoledì scorso fa il pieno al Teatro di Pergine con la commedia “La Cucina”. Un piccolo mondo quasi invisibile, quello del dietro le quinte di un grande ristorante – hotel londinese; la storia si svolge interamente nella cucina, nell’arco di una giornata di lavoro ed è ambientato negli anni cinquanta.

S’inizia presto il mattino con l’arrivo degli addetti alla pulizia, dei cuochi assonnati, dei camerieri, e man mano La Cucina prende la sua routine quotidiana, ma ad emergere non è la qualità del cibo bensì la caratteristica umana con le sue molteplici sfumature comportamentali. S’incrociano e si scontrano sentimenti, amore e odio, avidità, litigi, allegria, nella cucina una messa in scena da dietro le quinte dell’apparenza sociale.

Con il passare delle ore ci si avvicina all’ora di punta e il tempo stringe, si susseguono le ordinazioni, camerieri che sollecitano i piatti, un via vai sempre più incalzante, portate che ritornano, piatti che si rompono, cameriere che si urtano, una frenesia per un ritmo quasi al limite, che mette a dura prova gli attori, e lascia il pubblico attonito prima del lungo applauso.

Nella seconda parte della commedia è il momento delle riflessioni, Peter, il cuoco addetto al pesce, è Paolo Grossi, bella e convincente la sua interpretazione, scava nell’intimo e cerca la bellezza del sogno, invita i colleghi di lavoro a sognare, ma la realtà, a volte, è molto triste. E le tragedie nascondono, ma non tanto, veri e propri drammi che sono sì personali, ma derivano da una società sempre meno attenta. Una società che finge e si disperde nell’ipocrisia per il solo fine quale il proprio interesse. Marango, il burbero proprietario, interpretato da Andrea Castelli, con assoluta professionalità e bravura proprio nel finale ci regala una magnifica e intensa espressione di recitazione, lasciandoci con la domanda: “cosa altro c’è?”

Lunghi applausi per uno spettacolo di non facile presenza scenica, fuori dai soliti schemi, di grande ritmo e d’intense riflessioni, per un brillante insieme di attori con l’accurata e senz’altro determinata regia. 
 ( http://www.teatrodipergine.it/  –  www.ariateatro.it  )

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (12/12/2016)

 

 

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