Intervista allo Chef D’Aquino

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Chef Giuseppe D’Aquino, gusto mediterraneo per Oseleta Restaurant. Per lo D’Aquino il cliente deve essere aiutato a capire la filosofia di cucina che si propone. Gli ospiti stranieri desiderano saggiare piatti che esprimono l’italianità a tavola, e quale miglior piatto se non lo Spaghetto al pomodoro del Piennolo.
di Antonella Iozzo

 

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Chef Giuseppe D’Aquino

Cavaion Veronese ( VR) – Giuseppe D’Aquino Executive Chef del Ristorante Oseleta, stella Michelin di Villa Cordevigo Wine Relais a Cavaion Veronese, porta con sé la fascinazione culinaria mediterranea. Sapori, colori, profumi che hanno attraversato la sua adolescenza rivivono in piatti capaci di esprimere tradizione e creatività. Solare, travolgente, comunicativo, conquista con creazioni che mantengono inalterato tutto il gusto della materia prima.
Quando la passione per questo lavoro inizia a farsi sentire?
Fin da ragazzo, ma il percorso è iniziato molto più tardi, dopo il diploma in perito elettronico industriale. La Costiera Amalfitana è stata la mia prima esperienza, subito dopo Parigi, dove sono stato cinque anni e poi altre tappe internazionali, molto importanti, come Zurigo, Dubai, Los Angeles.
E una volta rientrato in Italia?
Due anni e mezzo a Villa Mangicane splendido Resort a San Casciano Val di Pesa e adesso Villa Cordevigo, un luogo magico, una location ideale.

Ristorante Oseleta premiato con la stella Michelin …
Sì. La stella Michelin è arrivata dopo tre anni di lavoro. È stata una grandissima soddisfazione proprio perché avevamo iniziato da poco tempo questo percorso.

Come potremmo definire la sua cucina?
Molto mediterranea.

Ha portato Napoli con sé?
Credo proprio di sì. L’esperienza ti porta a conoscere altre realtà, gli altri chef a conoscere le differenti tecniche di lavorazione, ma quello che hai dentro scolpisce il tuo imprinting. Portare con se i profumi, i colori che hanno fatto nascere e poi alimentato la passione è un valore ineguagliabile, un ricordo legato anche ai prodotti come il pomodoro del Piennolo o i limoni di Amalfi.

Prodotti che continua a usare nella sua cucina?
Assolutamente si. Oggi abbiamo la possibilità di avere i prodotti tipici di ogni regione in poche ore ed è straordinario.

Caratteristiche fondamentali della sua filosofia?
Assoluta semplicità, cotture poco invadenti, accostamenti curati ma senza andare oltre, secondo me in un piatto non ci devono essere più di tre, quattro elementi. In poche parole noi trasformiamo quello che la natura ci offre e tante volte possiamo anche distruggerlo. Bisogna stare molto attenti a lavorare la materia prima, senza alterarne il gusto, il colore.

Il  maestro che le ha trasmesso di più?
Ho lavorato con tanti Chef, ma più che un maestro in particolare sono state le esperienze presso i ristoranti, la cultura dei vari Paesi dove sono stato, ha trasmettermi cultura e a contribuire alla mia formazione, su tutti la Francia. Credo che chiunque voglia fare questo lavoro debba trascorrere un periodo in Francia.

Perché?
In Francia questo lavoro ha la sua valenza, la sua importanza. Cultura culinaria e piacere del cibo viaggiano all’unisono, fomentati dalla passione e da un’organizzazione rigorosa e gli Chef sono visti come coloro che veicolano e trasmettono questa tradizione. Si, c’è un grande rispetto per la professione di Chef.

Cosa pensa degli eventi enogastronomici?
Faccio un distinguo tra eventi e media. I media se da un lato hanno contribuito alla conoscenza della nostra professione, dall’altro hanno creato l’illusione di uno chef star. Un’immagine errata per i giovani, che pensano che sia tutto semplice. In realtà dietro c’è tanta fatica, tanto sacrificio e tanto impegno. L’evento, invece, è un momento dove ti fai conoscere, dove elargisci la tua professionalità, poi torni nella tua cucina e continua  a lavorare.

Che cosa consiglierebbe ad un ospite un po’ esigente per la prima volta all’Oseleta?
Il cliente deve essere aiutato a capire la filosofia di cucina che si propone. Le faccio un esempio: la maggior parte dei clienti di Villa Cordevigo, sono stranieri e desiderano saggiare piatti che esprimono l’italianità a tavola, e quale miglior piatto dello Spaghetto al pomodoro del Piennolo, con burrata e scorza di limone? Un piatto che si trova nella carta e che non possiamo togliere proprio perché identifica il nostro Paese. È un piatto italiano preparato con prodotti di eccellenza.

L’ingrediente che non manca mai nella cucina del suo ristorante?
Il pomodoro, l’olio.

E quello che non manca mai nella cucina di casa?
La pasta.

Un invito ai lettori di Bluarte Wine e Viacialdini
Villa Cordevigo, è una location fantastica, ha una sua energia e al Ristorante Oseleta puoi trovare un buon connubio tra territorio, vino e una cucina da provare. Vi aspetto!

Si ringrazia, per la gentile concessione alla pubblicazione, la rivista www.bluarte.it 

 

Ristorante Oseleta
Wine Relais Villa Cordevigo  – Loc. Cordevigo, 37010 Cavaion Veronese – Verona  –  Tel. 045 723 5287 – http://www.villacordevigo.it  

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (02/02/2015)

 

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